Angelo Beolco (Ruzante)

1496-1542 • Cinquecento

Informazioni Biografiche

Angelo Beolco (Ruzante)
1496-1542
Cinquecento
Angelo Beolco, conosciuto con il nome d’arte di Ruzante, nacque a Padova intorno al 1496, figlio illegittimo di Giovanni Francesco Beolco, medico e rettore dell’Università patavina. Dopo la morte del padre, entrò al servizio del nobile Alvise Cornaro, figura centrale della vita culturale cittadina, che divenne suo protettore e gli mise a disposizione spazi e contatti determinanti per la sua carriera teatrale. La sua prima attività artistica si colloca nei primi anni Venti del Cinquecento. L’esordio avvenne con La Pastoral (1521), un’opera in un atto che mescola la tradizione bucolica con elementi farseschi e popolari, e con La Betìa (1523-1525), commedia interamente in dialetto pavano che riprende i toni e le situazioni dei “mariazi” veneti, caricaturando al contempo il linguaggio amoroso petrarchesco. Negli anni successivi, Ruzante sviluppò uno stile personale e riconoscibile: scelse consapevolmente di scrivere in dialetto pavano, lingua viva della campagna padovana, per dare voce diretta al mondo contadino e contrapporlo alla cultura urbana e libresca. Tra il 1527 e il 1531 compose alcuni dei suoi dialoghi più celebri, come Il Reduce (o Parlamento di Ruzante) e Bilora, e commedie quali La Moscheta, Fiorina e Piovana. In questi testi, la comicità aspra e il linguaggio crudo si intrecciano con una forte critica sociale, affrontando temi come la miseria, le difficoltà della vita rurale e le conseguenze della guerra. Ruzante recitava spesso in prima persona, impersonando il contadino che gli dava il soprannome: una figura istintiva, schietta e profondamente legata alla terra, portatrice di una saggezza “naturale” che egli opponeva alla falsità della vita cittadina. La scelta del dialetto non fu dunque un vezzo folcloristico, ma una precisa posizione culturale e politica. Nella fase successiva, pur mantenendo la sua vena realistica, si avvicinò alla commedia erudita di ispirazione classica, realizzando opere come L’Anconitana, La Piovana e La Vaccaria, in cui la struttura drammaturgica si fa più ordinata, ma senza rinunciare al ritmo vivace e alla concretezza linguistica che lo caratterizzavano. Morì a Padova nel 1542, mentre stava allestendo la tragedia Canace di Sperone Speroni per l’Accademia degli Infiammati. Fu sepolto nella chiesa di San Daniele dove una lapide commemorativa posta nella navata centrale tuttora lo ricorda, mentre nella casa di fronte si individua il sito della residenza padovana dell'autore.
Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/beolco-angelo-detto-ruzzante_%28Dizionario-Biografico%29/#google_vignette; https://it.wikipedia.org/wiki/Ruzante

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