Nato a Padova nel 1261, Albertino Mussato, rimasto orfano, secondo quanto riportato nella sua opera De celebratione sue diei nativitatis fienda vel non, si manteneva inizialmente copiando codici e dando ripetizioni agli studenti dell’Università di Padova. Già dal 1282, però, è attestata la sua attività notarile e parallelamente iniziò la sua formazione culturale nel circolo dei preumanisti padovani, guidato da Lovato Lovati, dedicandosi in particolare allo studio delle tragedie di Seneca. Si distinse presto nel notariato, scrivendo anche documenti del Comune, e nell’attività forense, tanto che nel 1296 divenne magistrato cittadino, fu nominato miles pro commune ed entrò a far parte del Consiglio maggiore. Partecipò attivamente alla vita politica padovana, svolgendo un ruolo determinante tra i guelfi della città, in particolare con la pars Lemiciorum, sostenendo sempre una politica avversa agli accordi con Cangrande della Scala e indirizzata verso la riconquista di Vicenza. Dopo un periodo di prigionia a Verona e un breve esilio, tornato a Padova, nel dicembre del 1315 Mussato venne incoronato storiografo e poeta in una solenne celebrazione, grazie a due opere: la tragedia in cinque atti Ecerinis, in cui la figura di Ezzelino III da Romano richiama quella minacciosa di Cangrande, e l’Historia augusta in 16 libri, che ricostruisce in dettaglio il periodo dal 1310 al 1313 (cioè dalla discesa di Enrico VII in Italia alla sua morte). Delle sue opere precedenti, invece, rimane piuttosto poco. Tra i più antichi testi conservati sono alcune prose in cui vengono riassunte le tragedie di Seneca e due componimenti poetici (le Priapeie), oltre alle opere storiografiche; a prima dell’incoronazione risalgono anche alcune epistole metriche e la Questio de prole, testo sull’opportunità o meno di avere figli: Mussato, favorevole, si scontra con Lovato Lovati, contrario, con Zambono di Andrea che partecipa in veste di giudice. Negli anni che seguirono all’incoronazione, continuò ad avere parte alla vita politica cittadina, ma la sua posizione sembra ridotta. Nel 1318, in seguito agli accordi che prevedevano il ritorno a Padova dei fuoriusciti ghibellini, dovette subire nuovamente l’esilio e nel 1325, dopo la morte di Giacomo da Carrara, quando gli scontri tra le fazioni cittadine tornarono ad acuirsi, fu bandito in seguito alla definitiva sconfitta dei Lemizzi, la fazione guelfa a cui apperteneva. Dopo quella data non poté più rientrare stabilmente in città. Morì a Chioggia il 31 maggio 1329, poche settimane prima del detestato Cangrande. Fu sepolto nella basilica di Santa Giustina, ma la sua tomba andò dispersa. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/albertino-mussato_(Dizionario-Biografico)/