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La Quaestio de prole: Mussato (carme II)
La Quaestio de prole: Mussato (carme II)
Opera: Quaestio de prole
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La Quaestio de prole: Mussato (carme II)
Quaestio de prole
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O non digna lupo parcae prolatio buccae, Sit licet ipsa Lupi quem non formidat Asellus. Cum magis exploro quid sim, me nescio. Quid ni? Quam mihi plus de me credo tibi: si quidem asellum Asseris, hoc fateor: simplex tamen assere vulpem. Sum vulpes, fraudis sed nescia; denique quod vis Id volo. Iudicii cur sic dedigner honore? Ecce ego praepositam tento praecidere causam: Progenies si laeta venit, ditissima res est. 10Nam bona si laeta est: huius possessor ab astris Diligitur, gaudetque satis felicior illo Qui caret: orba nimis nullo subeunte bacillo Dextra patris titubans obscuro palpitat aevo. Haec infixa meae talis sententia menti est.
O tu, offerta della guancia, non degna di un lupo parsimonioso, Anche se sei proprio colei che l’asino non teme, il Lupo. Più cerco di capire chi sono, meno mi conosco. Perché no? Di me mi fido meno che di te: se davvero affermi Che io sono un asino, lo ammetto: ma afferma almeno che sono una volpe semplice. Sono una volpe, ma ignara dell’inganno; in fondo, ciò che tu vuoi Lo voglio anch’io. Perché dunque dovrei rifiutare l’onore del giudizio? Ecco, cerco di eliminare in anticipo l’obiezione: Se arriva una discendenza gioiosa, è la cosa più ricca. Infatti, se è buona e lieta: chi ne è in possesso È amato dalle stelle, e gioisce abbastanza, più felice Di chi non l’ha: orfana troppo, senza alcun sostegno, La destra della figlia, priva del padre, tremante, brancola nel buio del tempo. Questo pensiero è inciso profondamente nella mia mente.