Rime di Torquato Tasso

Lirica • Prima edizione: 1567-1591-1593

Dettagli Opera

Rime di Torquato Tasso
Lirica
T. Tasso, Le Rime, a cura di B. Basile, tomi I-II, Roma, Salerno Editrice
1994
1567-1591-1593
Le Rime accompagnano tutta la vita di Torquato Tasso e, più delle altre opere, mostrano come egli provi a “mettere in ordine” la propria esperienza poetica. Dopo i primi testi dispersi e la partecipazione alle Rime degli Academici Eterei (1567), che offrono il primo nucleo compatto di liriche amorose in chiave petrarchesca, tra anni Settanta e primi Ottanta i tipografi cominciano a stampare raccolte non d’autore, ma Tasso non ne riconosce il profilo e avvia una lunga revisione per dare ai versi una forma davvero sua. Il progetto maturo è tripartito per temi: rime d’amore, encomiastiche e sacre. Solo le prime due vedono la stampa sotto il suo controllo: la Parte prima (1591), un vero canzoniere d’amore “d’autore” con un fitto autocommento che spiega modelli e scelte (da Petrarca alla poesia classico-latina, con mediazioni platoniche e aristoteliche); la Parte seconda (1593) raccoglie le rime di lode a uomini e soprattutto a donne illustri, anch’essa corredata di argomenti ed esposizioni. La terza parte, prevista per i testi sacri, rimase invece allo stato di progetto. Dal punto di vista formale prevalgono sonetti, canzoni e una cospicua sezione di madrigali (molti messi in musica dai maggiori maestri del tardo Cinquecento), mentre sul piano stilistico l’orizzonte è un petrarchismo colto e variato, continuamente rielaborato e “messo in scena” dall’autore stesso nel suo commento, fino a farne un’autentica autocanonizzazione della propria lirica.

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ID Titolazione Estratto Estratto Originale Traduzione Azioni
133 Poi che 'n vostro terren vil Tasso alberga (Rime eteree, 34 [515]) Poi che 'n vostro terren vil Tasso alberga
Dal Ren traslato, ond'empia man lo svelse,
Là 've par ch'egualmente homai l'eccelse
Piante e le b...
165 Padova agognata (628) Speron, ne’ vostri monti e nel bel piano
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e ne most...
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166 Invocazione a Sant'Antonio (768) Divo, ch’avesti già nobil cuna
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