Epystolae familiares

Epistolario • Prima edizione: 1325-1361

Dettagli Opera

Epystolae familiares
Epistolario
F. Petrarca, Opera omnia, a cura di P. Stoppelli, Roma, Lexis Progetti Editoriali
1997
1325-1361
Le Familiari sono una raccolta di 350 lettere di Petrarca, divise in ventiquattro libri e composte dal 1325 al 1361, ma revisionate e sistemate (a volte riscritte, retrodatate o inventate) tra il 1350 e il 1366, dunque già progettate per la pubblicazione. L’intera opera è dedicata a Ludovico di Beringen (al secolo Ludwig van Kempen, 1304-1361, amico personale del poeta e da lui soprannominato “Socrate”, musicista al servizio di Giovanni Colonna e noto bibliofilo), cui, nella lettera dedicatoria dell'opera, Petrarca spiega che il suo vuole essere un testo in fieri, pronto a registrare tutti gli eventi intimi e privati fino alla fine della vita dell'autore. In realtà, le Familiares sembrano un'opera attentamente progettata, attraverso cui Petrarca vuol trasmettere ai posteri un'immagine ideale di sé, sia come uomo che come intellettuale. Si spiegano così le lettere fittizie (soprattutto quelle riguardanti gli anni giovanili), la loro accurata disposizione narrativa secondo un disegno complessivo assai preciso, la scelta attenta dei temi trattati in ogni singolo testo (dal rapporto con gli amati classici alla riflessione sulla vita e la morte, dalle problematiche personali alla ricerca di libri rari o al resoconto di viaggi, fino alla celebrazione della vita solitaria ed appartata). In accordo con tale impostazione, l'ultimo libro della raccolta comprende lettere indirizzate a grandi scrittori dell'antichità classica, esemplificative della cultura umanistica dell'autore. Il progetto delle epistole Familiari resta incompiuto, si interrompe nel 1361, con la morte di Ludovico di Beringen. Petrarca intraprende così una nuova raccolta, le Senili.

Testi Associati

ID Titolazione Estratto Estratto Originale Traduzione Azioni
48 I versi per Giacomo II di Carrara (Familiares XI, 3) Ad Iohannem Aretinum, Mantue dominorum cancellarium, de eodem latius.
Rogas, imo vero debiti mei admones ut huius iunioris Iacobi de Carrari...
A Giovanni Aretino
Tu chiedi, o per meglio dire, siccome debito mio mi rammenti che di Giacomo di Carrara il giovane, uomo egregio che fu di...
49 La traslazione di Sant'Antonio (Familiares IX, 13) Ad Philippum de Vitriaco musicum, increpatur eorum mollities qui sic uni terrarum angulo sunt astricti, ut gloriosam licet absentiam infelicem pute... A Filippo di Vitry [Padova, 15 febbraio 1350]
[...]E di là con bella lode di virtuose azioni fra noi tornato oggi [il cardinale Guido di Bo...
51 A Tito Livio (Familiares XXIV, 8) Ad Titum Livium historicum. [Padova, 22 febbraio 1350]
Franciscus Tito Livio salutem. Optarem, si ex alto datum esset, vel me in tuam vel te...
A Tito Livio. [Padova, 22 febbraio 1350]
Oh! perché non concessero i fati a me ne’ tempi tuoi, o a te la vita ne’ miei; chè o sarebber...
53 La morte di Jacopo II da Carrara (Familiares XI, 2) Ad eundem, de statu suo deque miserabili et indigno eventu Iacobi de Carraria iunioris querimonia. [A Giovanni Boccaccio, Padova, 7 gennaio 135... A Giovanni Boccaccio [Padova, 7 gennaio 1351]
Passato è già molto tempo da che mi giunse un tuo carme pieno di amare lagnanze, nel quale, ...
54 Il freddo inverno padovano (Familiares XX, 14) Ad eundem [Ad Lelium], leta gratulatio quod consilio precibusque suis steterit. [Milano, 9 febbraio 1359]
Crescens, occupatio decrescente vi...
Al medesimo [A Lelio] [Milano, 9 febbraio 1359]
Le occupazioni che mi crescono, e la vita che va scemando mi fan più pigro allo scrivere. I...