Il freddo inverno padovano (Familiares XX, 14)

Opera: Epystolae familiares

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Il freddo inverno padovano (Familiares XX, 14)
Epystolae familiares
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Ad eundem [Ad Lelium], leta gratulatio quod consilio precibusque suis steterit. [Milano, 9 febbraio 1359]
Crescens, occupatio decrescente vita facit ut solito tardior ad scribendum sim; ac ne forte aliam suspiceris, occupatio illa vetus sed assidue repullulans studiorum meorum, in quam non seniliter tepesco sed iuveniliter inardesco. Mirum: cum michi omnia fastidio sint, illa una sine tedii sensu nova michi in dies oblectamenta congeminat. Hodie primum michi videor cepisse; impletur ad literam in me quod ait ille vir sapiens: «cum consummaverit homo tunc incipiet, et cum quieverit tunc operabitur». Accessit absentia longior; magna siquidem parte brume huius et Patavi et in «angulo Venetorum», ut Livii verbo utar, moram traxi; hoc ipso die et hac hora Mediolanum redii, fessus et ventis ac frigoribus adustus. Non sunt ad scribendum instrumenta nec animus: hebes calamus, atramentum glaciale, papirus squalida, manus rigens, tempus intractabile sine exemplo, quod usque ad religionem, ut dicitur, et horrorem versum, annum fecit insignem; nunquam enim in memoria hominum inter Alpes et Apenninum tanta vis nivium incubuit.
Al medesimo [A Lelio] [Milano, 9 febbraio 1359]
Le occupazioni che mi crescono, e la vita che va scemando mi fan più pigro allo scrivere. Intendimi bene: parlo di quelle occupazioni antiche e rinascenti sempre de' miei studi, nei quali anziché farmi tiepido per la vecchiezza, caldo mi sento di tutto l'ardore che proprio è della gioventù. Meraviglia a dirsi! Mentre tutto mi viene a noia, di quelli mai non mi stanco, ed ogni giorno più ne provo diletto. Farmi di avergli oggi incominciati, e in me veggo perfettamente avverarsi quello che disse il Savio: «quando l'uomo avrà finito, allora comincerà, e quando si darà alla quiete, allora diverrà operoso.» Arroge la lunga assenza: dappoiché gran parte di questo inverno me l'ho passata a Padova, e come Livio dice, in un angolo de' Veneti. Oggi, anzi or' ora, sono tornato a Milano, stanco e intirizzito dai venti e dal gelo. Mal si prestano a scrivere la mano e la mente: dura la penna, gelato l'inchiostro, ruvida la carta, irrigidite le dita, orrendo il tempo senza esempio, per lo quale memorando e quasi prodigioso fu l'anno scorso. Che di tanta neve caduta fra l'Alpi e l'Appennino non avvi ricordo.
Volgarizzamento: Lettere di Francesco Petrarca, volgarizzate a cura da Giuseppe Fracassetti, Firenze, Le Monnier, 1865, vol. IV, p. 311.

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