I piccoli maestri

Romanzo • Prima edizione: 1964

Dettagli Opera

I piccoli maestri
Romanzo
L. Meneghello, I piccoli maestri, a cura di F. Caputo, introduzione di M. Corti, Milano, Rizzoli
2022
1964
I piccoli maestri (1964) è il romanzo con cui Luigi Meneghello torna alla propria esperienza nella Resistenza vicentina. Non costruisce un romanzo d’azione, ma un racconto di formazione civile: la guerra diventa il teatro in cui un gruppo di studenti, impreparati e cocciuti, impara lentamente a essere all’altezza delle scelte che ha fatto. Fin dall’inizio Meneghello rifiuta la retorica: non ci sono eroi di bronzo né pose epiche, c’è l’incertezza di chi sale in montagna dopo l’8 settembre, tra paure concrete, fame, goffaggini, piccoli successi e errori che pesano. Il titolo, ironico e affettuoso, spiega molto: “maestri” perché questi ragazzi finiscono per insegnare qualcosa - prima di tutto a loro stessi - sulla libertà e sulla responsabilità; “piccoli” perché sono giovani, inesperti, spesso comici nel loro arrancare. La loro “maestria” non è esibita, è una competenza che si costruisce a colpi di tentativi: organizzare un distaccamento, capire come si sta in un gruppo, imparare l’uso delle armi, negoziare con la popolazione, gestire la paura e il lutto. Ciò che più interessa a Meneghello non è l’azione in sé, ma il modo in cui l’azione modifica la coscienza: ogni episodio è una tappa di apprendimento, un passo avanti nella capacità di nominare le cose per come sono. Il libro è scritto in una prima persona lucidissima, piena di ironia e autoironia, che smonta parole altisonanti e preferisce un lessico concreto, spesso tecnico, talvolta venato di dialetto veneto. Chiamare gli oggetti e i gesti con precisione significa infatti non mentire sulla realtà. Il libro mostra come la scelta partigiana non sia un gesto ideologico astratto, ma un impegno quotidiano pieno di conseguenze: si decide per gli altri oltre che per sé, si sbaglia e si paga, si tiene insieme il gruppo, si accetta di obbedire e di dissentire. La comunità che ne nasce è concreta, un microcosmo umano che Meneghello osserva con pietà e ironia, senza adagiarlo in un’aureola. Il testo toglie alla Resistenza la patina del monumento e la restituisce come pratica concreta di apprendimento, in cui la maturità nasce dall’esercizio della verità, nelle parole, nei fatti, nelle relazioni.

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