Il Seminario vescovile di Padova nasce in età tridentina: il 17 agosto 1566, nel sinodo diocesano, si nominano i commissari “per il seminarium”; dopo i primi provvedimenti economici, il 29 dicembre 1569 vengono scelti i primi quaranta chierici con un praeceptor: è l’avvio effettivo del seminario patavino, fra i primi in Italia. La struttura iniziale, però, è ancora minuta (poche decine di ragazzi, fino ai 17 anni; gli studi teologici proseguono poi all’Università). La rifondazione avviene con Gregorio Barbarigo (vescovo dal 1664): nel 1669 acquista l’ex monastero di S. Maria in Vanzo, il 4 novembre 1670 inaugura il “nuovo” seminario (oltre ottanta/cento chierici) e il 4 novembre 1671 promulga le Regole sul modello borromaico; seguiranno la Ratio studiorum (1690) e un ordinamento che affianca a latino e teologia le lingue orientali (ebraico, siriaco, caldeo, arabo, turco, persiano), un unicum italiano per ampiezza e precocità. Il disegno formativo è esplicitamente “maggiore”: non solo disciplina e pietà, ma “dottrina” e competenze utili al ministero. A sostegno degli studi Barbarigo dota l’istituto di una Biblioteca e, soprattutto, della Tipografia del Seminario (1684), destinata a fornire manuali e testi (anche per le lingue orientali) e a divenire nei secoli XVIII–XIX una delle principali officine di stampa cittadine (“Tipi del Seminario”). La storia della stamperia è ricostruita nella classica monografia di Giuseppe Bellini (1938) e in materiali della Biblioteca Antica. Nel corso dell’Ottocento il Seminario consolida la propria funzione culturale: la Biblioteca Antica cresce anche grazie a donazioni e trasferimenti post-soppressione, e rimane un punto di riferimento per studiosi e clero; oggi la sezione antica conta 1.155 manoscritti, 387 incunaboli e circa 11.000 cinquecentine (dati di consistenza pubblici). La tipografia continua nel secolo a stampare testi scolastici, liturgici e opere di erudizione locali, segnando la vita libraria padovana. Il complesso attuale (via del Seminario 29, area del Torresino) riunisce Seminario Maggiore, Biblioteca Antica e realtà formative collegate; sul piano simbolico, l’istituto resta uno dei “luoghi-cerniera” tra cultura ecclesiastica e cultura cittadina.