Giovanni Boccaccio nacque nel 1313, con ogni probabilità a Certaldo o a Firenze, figlio illegittimo di un ricco mercante fiorentino. La sua infanzia e giovinezza si svolsero tra Napoli e Firenze, in un contesto segnato da forti influenze mercantili ma anche da un precoce amore per le lettere. Fu mandato a Napoli per seguire studi di diritto commerciale, secondo i desideri del padre, ma ben presto si distaccò da quella strada per dedicarsi alla letteratura, alla poesia e agli studi umanistici. Durante il soggiorno napoletano, decisivo per la sua formazione, Boccaccio entrò in contatto con l'ambiente colto e raffinato della corte angioina, dove poté conoscere uomini di lettere, filosofi e poeti. Lì nacque anche una delle figure letterarie più celebri della sua produzione giovanile: Fiammetta, idealizzazione dell'amata Maria d'Aquino, forse figlia illegittima del re Roberto d'Angiò. Nel corso degli anni quaranta del Trecento, Boccaccio tornò a Firenze e iniziò un periodo di intensa attività letteraria. Scrisse opere in volgare e in latino, componendo romanzi in prosa e in versi come Il Filocolo, Il Filostrato e il più celebre Decameron, capolavoro che lo consacrò tra i grandi della letteratura europea e la terza corona italiana, dopo Dante e Petrarca. Il Decameron, scritto tra il 1348 e il 1353, è una raccolta di cento novelle narrate da dieci giovani (sette donne e tre uomini) rifugiatisi in una villa fuori città, per ripararsi dalla peste nera che devastò Firenze e l'Europa. Negli anni successivi, Boccaccio si avvicinò a un umanesimo più austero, anche grazie al suo rapporto con Francesco Petrarca, che conobbe a Firenze nel 1350 e con il quale intrattenne una lunga e profonda amicizia intellettuale (risale al 1351 la visita dell'amico a Padova). Petrarca lo influenzò verso studi più classici e spirituali, spingendolo a leggere con più rigore i testi latini e greci e ad assumere una visione meno mondana della letteratura. Nel corso della sua vita, Boccaccio svolse anche incarichi pubblici come ambasciatore e diplomatico per la Repubblica fiorentina. Fu tra i primi a comprendere l'importanza di Dante Alighieri nella tradizione culturale italiana, tanto che nel 1373 fu incaricato di tenere pubbliche letture della Commedia a Firenze: si trattò della prima cattedra di "lettore dantesco" mai istituita, anche se Boccaccio non riuscì a concludere il ciclo a causa della salute malferma. Morì il 21 dicembre 1375, probabilmente a Certaldo, dove si era ritirato negli ultimi anni della sua vita. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-boccaccio/