P. Bembo, Le Rime, a cura di A. Donnini, Roma, Salerno Editrice
2008
1530
Le Rime di Pietro Bembo sono il canzoniere con cui l’autore realizza in poesia il programma teorizzato nelle Prose della volgar lingua. Furono pubblicate per la prima volta nel 1530 a Venezia, poi in una redazione rivista nel 1535; dopo la morte di Bembo, Carlo Gualteruzzi cura una terza edizione (1548) che accoglie ulteriori testi e un’appendice di “rime rifiutate”. Per genere e forma, le Rime sono costruite sul modello petrarchesco: prevalgono sonetti e canzoni, con un manipolo più ristretto di sestine, ballate e madrigali; sono esclusi gli strambotti, che rimangono fuori anche dalla silloge definitiva (alcuni compaiono solo tra le “rime rifiutate”). Sul piano tematico e stilistico, la lirica amorosa è la spina dorsale (il registro platonico-petrarchesco è dominante), ma vi s’innestano nuclei civili e familiari: celebre, ad esempio, il gruppo delle “Rime in morte di messer Carlo suo fratello”, che i contemporanei lessero come prova dell’adeguatezza del volgare agli usi più alti. Le Rime di Bembo diventano presto un modello normativo per la lirica italiana, in parallelo alle Prose: non solo un esercizio d’imitazione “classica”, ma un manuale vivo di stile che, insieme con la coeva stagione editoriale, contribuisce alla diffusione del petrarchismo nel Cinquecento.
Testi Associati
ID
Titolazione Estratto
Estratto Originale
Traduzione
Azioni
131
O rossigniuol (LIX)
O rossigniuol, che 'n queste verdi fronde sovra 'l fugace rio fermar ti suoli, et forse a qualche noia hora t'involi dolce cantando al suon d...
N/A
132
In poca libertà con molti affanni (CXII)
In poca libertà con molti affanni di là 'v'io fui gran tempo, al dolce piano, che cesse in parte al buon seme troiano, venni già grave di ...