O rossigniuol (LIX)

Opera: Rime di Pietro Bembo

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O rossigniuol (LIX)
Rime di Pietro Bembo
pp. 139-143
O rossigniuol, che 'n queste verdi fronde
sovra 'l fugace rio fermar ti suoli,
et forse a qualche noia hora t'involi
dolce cantando al suon de le roche onde,
alterna teco in note alte et profonde
la tua compagna, et par che ti consoli;
a me, perch'io mi strugga, et pianto et duoli
versi ad ognihor, nessun già mai risponde,
né di mio danno si sospira o geme.
Et te, s'un dolor preme,
pò ristorar un altro piacer vivo;
ma io d'ogni mio ben son casso et privo.
Casso et privo son io d'ogni mio bene,
che se 'l portò lo mio avaro destino,
et come vedi nudo et peregrino
vo misurando i poggi et le mie pene.
Ben sai che poche dolci hore serene
vedute ho ne l'oscuro aspro camino
del viver mio, di cui fosse vicino
il fin, che per mio mal unqua non vène
et mi riserva a tenebre più nove!
Ma se pietà ti move,
vola tu là dove questo si vòle,
e sciogli la tua lingua in tai parole:
"A piè de l'Alpi, che parton Lamagna
dal campo ch'ad Antenor non dispiacque,
con le fere et con gli arbori et con l'acque ad alta voce un huom d'Amor si lagna.
Dolore il ciba et di lagrime bagna
l'herba et le piaggie, et da che pria li piacque
penser di voi, quanto mai disse o tacque
va rimembrando; e 'n tanto ogni campagna
empie di gridi, u' pur che 'l piè lo porte,
et sol desio di morte
mostra ne gli occhi, e 'n bocca ha 'l vostro nome,
giovene anchor al volto et a le chiome".
Che parli, o sventurato?
A cui ragioni? A che così ti sfaci?
Et per che non più tosto piagni et taci?

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Titolo: Rime di Pietro Bembo
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