Nato a Morrovalle (Macerata) il 17 agosto 1668, da patrizi, fu allievo dei gesuiti e nel 1687 conseguì le lauree in utroque iure, teologia e filosofia. Nel 1690 entrò tra i fondatori dell’Arcadia a Roma, con il nome pastorale di Felicio Orcomeniano, e fu attivo anche nella colonia Elvia di Macerata. Lettore di diritto civile (poi canonico) all’Università di Macerata dagli anni Novanta, nel 1702 fu uditore di Rota a Perugia; tra Roma e Bologna frequentò ambienti letterari e filologici. Nel 1710 fu chiamato alla cattedra di Eloquenza greca e latina dell’Università di Padova (si trasferì nel 1711): qui tenne la celebre Oratio pro optimis studiis e insegnò fino alla morte, entrando anche nell’Accademia dei Ricovrati. La sua didattica promosse la lettura diretta dei classici e un classicismo d’impronta aristotelica. Autore di liriche, orazioni e versioni dal greco, è ricordato soprattutto per la tragedia Ulisse il Giovane (Padova, 1720, senza divisione in atti, con cori), esperimento di rigore tragico “alla greca”; per la traduzione dell’Elettra di Sofocle (rappresentata nel 1721, a stampa 1737); per la commedia La sanese (1734) e per le Osservazioni sopra la "Merope” di Scipione Maffei (postume, 1743). Compose anche una sacra rappresentazione, Tobia (1718), e scritti teorici oggi in parte perduti. Fu maestro di petrarchismo ortodosso e classicismo aristotelico: un gusto anti-secentista che gli valse polemiche (con gesuiti e con Maffei) ma anche vasta reputazione di filologo e docente. Fu anche tra i fondatori dell'Arcadia con il nome pastorale di Felicio Orcomeniano. Morì a Padova il 12 luglio 1734; fu sepolto nella chiesa di Sant'Andrea e i Ricovrati ne celebrarono l’elogio. Nel 1789 gli fu dedicata una statua in Prato della Valle. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/domenico-lazzarini_(Dizionario-Biografico)/