Ede signata me composui. Non mentior: nequaquam adeo deisderium aulicandi, quod expertus oderam rectoque animo adversum esse noscebam, quam Carrigere domus amor urgebat, tum quia velut ex fragmentis ruine ad corpus recolligi honos videbatur. Quam diversa tempora mores homines instituta a senioris Francisci! Nempe contemni pessumque haberi conspicanti, magis ac magis in dies professa hactenus humilitate vitam repetere cupido invalescebat. Quamobrem successum experturus estate publice legere cepi secundoque fisus eventu multorumque favore, proxima hieme ab omni me aule condizione prorsus abruptum iri, ubi arma licerent, non pallium, decretum erat.
Mi sistemai nella casa assegnatami. Non mento, fin qui non ero affatto mosso dal desiderio di diventare un cortigiano - cosa che avevo sperimentato e che sapevo essere odiosa per chi ama la rettitudine - ma dall'affetto per la casa Carrarese, che mi spingeva a restare, perché allora la sua onorabilità pareva rinascere materialmente da un crollo. Ma quanto erano diversi i tempi, le abitudini, gli uomini, le istituzioni dal tempo di Francesco il Vecchio! Infatti vedendo che non ero tenuto in nessuna considerazione e che mi guardavano con disprezzo cresceva sempre più di giorno in giorno il desiderio di tornare a vivere nell'umiltà in cui ero vissuto fino ad allora. Perciò, per vedere come riuscivo, cominciai a tenere pubbliche lezioni d'estate, e facendo assegnamento sulla buona riuscita delle mie prove e sul favore di molti, avevo deciso per l'inverno prossimo di farla finita con la posizione di cortigiano. A corte erano tenute in gran conto le armi, non l'eloquenza.