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La vita studentesca e la moderazione nello studio (XXVI)
La vita studentesca e la moderazione nello studio (XXVI)
Opera: Rationarium vite
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La vita studentesca e la moderazione nello studio (XXVI)
Rationarium vite
pp. 101-102
Tuo igitur Deus munere, cum urgeter viam illam scientie carnalis - qua locuples ac per hoc honoratus evaderem - sequi, ad has, quibus gauderet animus, litteras, fieretque sui compos et melior, tenaciter me converti, quamque fama probarem, Patavium, ubi cathedram Petrus haberet, adire constitui. [...] Sic Paduam promum vidi, urbem tum rebus opimam, pace imperioque senioris Francisci felicem. Suscipit iocunde Petrus iam compatrem et discipulum. Quam, dii immortales, severa res est seipsum votaque frangere et a consuetudine prorsus avelli! Quam durum extitit, qui consuessem meapte voluntate ac voluptate prandere, cenare, domesticis commoditatibus frui, duodenalem modestiam ordinemque subire! Cum igitur pro voto pleraque audissem, abeundi impetus incessit; urebant vite incommoda, aderant enim plura que nollem, deerant que vellem plura; ex pertinacia quoque tedium irrepserat, namque semestre amplius limen, nisi Petrum sociaturus, non excessi, dumque regredi Bononiam estuarem, in studendi modo modum nesciebam. Namque ut rerum omnium, ita studiorum habenda ratio est; que nidi interpolatione temperentur obruunt ingenium, non vegetant; dunque immoderata, fastidio extant, abortivos sepenumero fructus edunt.
E dunque, o Dio, per tuo dono, benché cercassero di spingermi a seguire la strada di una scienza molto più vicina alla carne che allo spirito, grazie alla quale sarei diventato ricco e perciò onorato, mi volsi con tutta la mia tenacia a questi studi letterari per la gioia del mio spirito, per migliorarlo e farlo diventare più padrone di se stesso, e decisi di recarmi a Padova, che tenevo in grandissima considerazione per la sua celebrità, dove Pietro teneva cattedra. [...] In tal modo vidi per la prima volta Padova, città in quel tempo molto ricca, e felice sotto la pacifica signoria di Francesco il Vecchio da Carrara. Pietro mi accolse con grande gioia: ormai, oltre che suo compare, ero anche suo discepolo. O dei immortali, quanto rigore ci vuole per domare se stessi e i propri desideri, ed essere come estirpati dalle proprie abitudini! Quanto fu duro per me, che ero abituato a pranzare, a cenare, a godere delle comodità domestiche secondo il mio capriccio e a mio piacimento, sottostare alla disciplina e alle regole della vita di dozzinante! Allora, dopo che ebbi udito secondo il mio desiderio la maggior parte delle lezioni, mi venne una gran voglia di andarmene; i brucianti disagi di quella vita mi tormentavano, perché v'erano molte cose che non avrei voluto, ne mancavano molte che avrei desiderato. Anche la mia eccessiva perseveranza aveva fatto subentrare un senso di noia, giacché per più di un semestre non ero uscito di casa se non per accompagnare Pietro, e mentre ardevo dal desiderio di tornare a Bologna, non sapevo dosare con moderazione i miei studi. Infatti, come in tutto il resto, così bisogna avere un certo criterio anche nello studio; esso, se non viene equilibratamente regolato da qualche diversivo, sopraffà la mente, non la rinvigorisce; e quando è smodato, viene a noia e spesso produce frutti prematuri.