Il mal mi preme, et mi spaventa il peggio, al qual veggio sì large et piana via, ch'i' son intrato in simil frenesia, et con duro penser teco vaneggio; né so se guerra o pace a Dio mi cheggio, ché 'l danno è grave, et la vergogna è ria. Ma perché più languir? di noi pur fia quel ch'ordinato è già nel sommo seggio. Bench'i' non sia di quel grand'onor degno che tu mi fai, ché te n'ingana Amore, che spesso occhio ben san fa veder torto, pur d'alzar l'alma a quel celeste regno è il mio consiglio, et di spronare il core: perché 'l camin è lungo, e 'l tempo è corto.
Il sonetto è composto in risposta a quello di Giovanni Dondi dall'Orologio, che chiede consiglio all'amico Petrarca su come superare una profonda crisi. Lo scambio di sonetti si colloca nel periodo tra l'inizio del 1372 e il settembre del 1373, che corrisponde al periodo della guerra tra Venezia e Padova. Probabilmente, gli argomenti dei testi sono di argomento politico. Petrarca invita Dondi dall'Orologio a innalzare il pensiero a Dio.