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Il volgare padovano non è illustre (De Vulgari Eloquentia I, XIV 4-8)
Il volgare padovano non è illustre (De Vulgari Eloquentia I, XIV 4-8)
Opera: De Vulgari Eloquentia
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Il volgare padovano non è illustre (De Vulgari Eloquentia I, XIV 4-8)
De Vulgari Eloquentia
pp. 114-119
Est et aliud, sicut dictum est, adeo vocabulis accentibusque irsutum et yspidum, quod, propter sui rudem asperitatem, mulierem loquentem non solum disterminat, sed esse virum dubitare cogit. Hoc omnes qui magara dicunt, Brixienses videlicet, Veronenses et Vigentinos habet, nec non Paduanos, turpiter sincopantes omnia in -tus participia et denominativa in -tas, ut mercò et bonté. Cum quibus et Trivisianos adducimus, qui, more Brixianorum et finitimorum suorum, u consonantem per f apocopando proferunt: puta nof pro novem, vif pro vivo: quod quidem barbarissimum reprobamus. Veneti quoque nec sese investigati vulgaris honore dignantur; et si quis eorum, errore confusus, vanitaret in hoc, recordetur si unquam dixit: Per le plaghe de Dio, tu non venras. Inter quos omnes unum vidimus nitentem divertere a materno et ad curiale vulgare intendere, videlicet Ildebrandinum Paduanum. Quare, omnibus presentis capituli ad iudicium comparentibus, arbitramur, nec romandiolum, nec suum oppositum, ut dictum est, nec venetianum, esse illud quod querimus vulgare illustre.
C'è poi quell’altro volgare, come s'è detto, talmente irsuto ed ispido per vocaboli a accenti che per la sua rozza asprezza non solo snatura una donna che lo parli, ma tu, o lettore, a sentirla sospetteresti che sia un uomo. A questo appartengono tutti quelli che dicono magara, vale a dire Bresciani, Veronesi e Vicentini; e inoltre i Padovani, che sconciano con le loro sincopi tutti i participi in “-tus” e i nomi in “-tas”, quali mercò e bontè. Con questi citeremo anche i Trevigiani, che alla maniera di Bresciani e loro vicini troncano le parole pronunciando la u consonante come f, metti nof per “nove” e vif per “vivo”: tratto che stigmatizziamo come macroscopico barbarismo. Neppure i Veneziani possono considerarsi degni dell'onore di quel volgare su cui indaghiamo; e se qualcuno di loro, trafitto dall'errore, si andasse pavoneggiando a questo proposito, si faccia venire in mente se per caso non ha mai detto: Per le plaghe di Dio tu no verras. Tra tutti questi abbiamo sentito una sola persona che si sforzava di distaccarsi dal volgare materno e di tendere a quello curiale, cioè Aldobrandino Padovano. Così a tutti i volgari che fanno la loro comparsa in giudizio in questo capitolo noi rilasciamo questa sentenza arbitrale, che né il romagnolo, né il dialetto che gli si oppone nei modi che si son detti, né il veneziano rappresentano il volgare illustre che cerchiamo.