[4] Circumvectus inde Brundisii promunturium medioque sinu Hadriatico ventis latus, cum laeva importuosa Italiae litora, dextra Illyrii Liburnique et Histri, gentes ferae et magna ex parte latrociniis maritimis infames, terrerent, penitus ad litora Venetorum pervenit. [5] Expositis paucis qui loca explorarent, cum audisset tenue praetentum litus esse, quod transgressis stagna ab tergo sint inrigua aestibus maritimis, agros haud procul [proximos] campestres cerni, ulteriora colles videri esse; [6] ostium fluminis praealti, quo circumagi naves in stationem tutam vidisse, Meduacus amnis erat —, eo invectam classem subire flumine adverso iussit. [7] Gravissimas navium non pertulit alveus fluminis; in leviora navigia transgressa multitudo armatorum ad frequentes agros, tribus maritimis Patavinorum vicis colentibus eam oram, pervenit. [8] Ibi egressi, praesidio levi navibus relicto, vicos expugnant, inflammant tecta, hominum pecudumque praedas agunt, et dulcedine praedandi longius usque a navibus procedunt. [9] Haec ubi Patavium sunt nuntiata — semper autem eos in armis accolae Galli habebant —, in duas partes iuventutem dividunt. Altera in regionem qua effusa populatio nuntiabatur, altera, ne cui praedonum obvia fieret, altero itinere ad stationem navium — milia autem quattuordecim ab oppido aberat — ducta. [10] In naves ignaris custodibus interemptis impetus factus, territique nautae coguntur naves in alteram ripam amnis traicere. Et in terra prosperum aeque in palatos praedatores proelium fuerat, refugientibusque ad stationem Graecis Veneti obsistunt; [11] ita in medio circumventi hostes caesique: pars capti classem indicant regemque Cleonymum tria milia abesse. [12] Inde captivis proximo vico in custodiam datis pars fluviatiles naves, ad superanda vada stagnorum apte planis alveis fabricatas, pars captiva navigia armatis complent profectique ad classem immobiles naves et loca ignota plus quam hostem timentes circumvadunt; [13] fugientesque in altum acrius quam repugnantes usque ad ostium amnis persecuti captis quibusdam incensisque navibus hostium, quas trepidatio in vada intulerat, victores revertuntur. [14] Cleonymus vix quinta parte navium incolumi, nulla regione maris Hadriatici prospere adita, discessit. Rostra navium spoliaque Laconum, in aede Iunonis veteri fixa, multi supersunt qui viderunt Patavi. [15] Monumentum navalis pugnae eo die quo pugnatum est quotannis sollemni certamine navium in flumine oppidi medio exercetur.
[4] Circumnavigata poi la punta di Brindisi e spinto dai venti in mezzo al mare Adriatico, poiché alla sinistra temeva la sponda italiana priva di porti, e alla destra gli Illiri, i Liburni e gli Istri, popolazioni bellicose e in genere malfamate in quanto dedite alla pirateria, si spinse avanti finché giunse presso le coste dei Veneti. [5] Qui sbarcò alcuni uomini ad esplorare i luoghi, e quando gli fu riferito che vi era davanti una sottile striscia di terra, superata la quale si trovavano delle lagune in cui penetrava l’acqua del mare, che poi non lontana si scorgeva una campagna pianeggiante, e più oltre apparivano dei colli, [6] e che inoltre avevano visto la foce di un fiume molto profondo, dove le navi potevano essere tratte ad un ancoraggio sicuro (quel fiume era il Brenta), allora comandò di condurre colà la flotta e di risalire la corrente del fiume. [7] Poiché l'alveo del fiume non permetteva il passaggio delle navi più pesanti, la massa degli armati s'imbarcò sul naviglio più leggero, e giunse in una regione popolosa, abitata da tre tribù marittime di Patavini. [8] Sbarcati colà e lasciato un piccolo presidio presso le navi, espugnano i villaggi, incendiano case, catturano uomini e bestiame, e attratti dal miraggio del bottino si allontanano sempre più dalle navi. [9] Quando giunge a Padova la notizia di questi avvenimenti, gli abitanti, che sempre la minaccia dei vicini Galli costringeva a rimanere in armi, dividono le loro forze in due parti. Una si reca nella regione dove erano segnalati i saccheggi, e l’altra per una diversa via, in modo da non incontrare i saccheggiatori, si dirige verso l'ancoraggio delle navi, distante quattordici miglia dalla città. [10] Uccisero le sentinelle colte di sorpresa, diedero l'assalto alle navi, costrinsero i marinai impauriti a portarle sull’altra sponda del fiume. Egualmente favorevole fu sulla terraferma il combattimento contro i saccheggiatori sparsi; mentre i Greci cercavano scampo verso l'ancoraggio, si fecero loro incontro i Veneti dell’altra squadra, [11] e così i nemici furono presi in mezzo e massacrati. Alcuni prigionieri rivelarono che la flotta col re Cleonimo era a tre miglia di distanza; [12] allora, lasciati i prigionieri in custodia al villaggio più vicino, i Patavini, imbarcatisi parte su battelli fiuviali, appositamente costruiti col fondo piatto per superare i bassifondi delle lagune, parte sul naviglio preso ai Greci, raggiungono la flotta nemica, circondano le navi che rimanevano immobili in quanto temevano più ancora che il nemico il fondo ignoto, [13] e mentre quasi senza cercar di difendersi i Greci fuggono per raggiungere l'alto mare, li inseguono fino alla foce del fiume, e prese e incendiate alcune navi, che nell’affanno della fuga erano incappate nelle secche, ritornarono vittoriosi. [14] Cleonimo si allontanò con appena un quinto della flotta intatto, senza aver incontrato fortuna in alcuna parte del mare Adriatico. Vivono ancor oggi molte persone a Padova che hanno visto i rostri delle navi e le spoglie degli Spartani appese all'antico tempio di Giunone. [15] A ricordo di quella battaglia navale ogni anno nel giorno anniversario si tengono solenni gare navali nel fiume che scorre in mezzo alla città.