Nel bagordo carnevalesco del sonno

Opera: Lettere in difesa degli studenti

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Nel bagordo carnevalesco del sonno
Lettere in difesa degli studenti
pp. 85-89
Erano jeri sera le undici e mezza, ed io m'aggirava ancora solo soletto fumando il mio cigaro pei portici deserti di borgo santa Croce [...]. Continuando a passeggiare per Padova, e trovando dappertutto il silenzio non interrotto che dai tocchi degli orologi, mi saltò in capo che eravamo al colmo del carnevale, e che quella era certamente una di quelle notti, che secondo la Sferza dovrebbero esser turbate dagli sconci schiamazzi dei giovinastri, e dal fracasso di quelle festaccie, in cui per cinquanta centesimi si compera il diritto di conoscer personalmente i sette peccati capitali. Mi parve di veder allora i mille ottocento miei colleghi sollevar lentamente il capo sonnacchioso dalle coltri sotto cui giacevano immersi nel bagordo carnevalesco del sonno, per rinfacciarmi la mia pusillanimità.

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Titolo: Lettere in difesa degli studenti
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