Ricordo di un tramonto in Prato della Valle

Opera: Fede e bellezza

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Ricordo di un tramonto in Prato della Valle
Fede e bellezza
p. 98
Ero a Padova: dal prato della Valle ammiravo, di là delle aperte finestre d'un vecchio palazzo, le calde tinte del sole occidente nell'aria estiva: e in quella prima impressione di queta voluttà cominciò la natura a rivelarsi a me giovanetto. Chi m'avesse detto che in quel palazzo i' sarei dimorato: e che, passando da quella sala che m'era quasi traguardo a vagheggiare il cielo, i' non avrei più sentito quel che da lontano sentii! E che dalle finestre vicine alle mie si sarebbe volto a me il primo sguardo d'amore, non chiesto, non noto; e che la giovanetta desiosa avrebbe a me, ancor bambino dell'anima, mandato con una viola in dono se stessa! E ch'io quel fiore lascerei languire sul mio caminetto, e ritormelo! Virtù non era, non innocenza la semplicità mia; era un de' tanti misteri dell'annebbiata mia vita. E ora, tagliato il viso dal vento frizzante del verno, veggo il rosseggiare modesto di quel cielo estivo e quel fiore; ricerco, rimedito la fanciulla smarrita. Poi penso: ma se quel fiore accettato, e l'amore concesso, mi fossero stati ritolti poi? Che dolore in quegli anni vogliosi e gracili! E Dio me l'ha risparmiato: e in cambio di un diletto volgare che, forse non compreso, forse trovato minor dell'idea, m'avrebbe addolorato e corrotto, mi lasciò la memoria pura d'un lieto occaso, d'una cortese giovanetta, e d'un fiore.

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