A quel tempo gli studenti di Padova godevano di grandi privilegi. Erano abusi diventati legali con il tempo, come è di quasi tutti i privilegi che differiscono in questo dalle prerogative. Di fatto gli studenti per conservare questi loro privilegi commettevano ogni sorta di delitti. I colpevoli non venivano puniti con severità, perché la ragion di Stato esigeva che non si pregiudicasse con un eccessivo rigore l'afflusso degli scolari che accorrevano da tutta Europa a questa famosa università. [...] Capitò in quel tempo che uno sbirro entrasse in un caffè dove si trovavano due studenti. Uno dei due gli impose di uscire, ma lo sbirro non gli badò. Lo studente allora gli sparò un colpo di pistola mancandolo. Lo sbirro rispose, ferì lo sparatore e poi scappò. Subito gli studenti si radunarono al Bo, si organizzarono in squadre e andarono a caccia di sbirri per massacrarli e vendicare così l'affronto ricevuto; ma in uno scontro due studenti rimasero uccisi. Si riunì tutto il corpo studentesco e gli studenti giurarono che non avrebbero deposto le armi finché a Padova non ci fossero più stati sbirri. Intervenne il governo, e il sindaco si impegnò a far deporre le armi agli studenti, a patto che fosse data loro soddisfazione, perché gli sbirri avevano torto. Lo sbirro che aveva ferito lo studente fu impiccato e la pace fu fatta; ma durante gli otto giorni di disordini gli studenti avevano girato armati e divisi in squadre per la città. Io non volli essere da meno degli altri, e lasciai che il dottore dicesse quello che gli pareva. Armato di pistola e di carabina, me ne andavo tutti i giorni coi miei compagni a caccia del nemico. Purtroppo, però, la mia squadra non imbatté in alcuno sbirro. Alla fine di questa guerra, il dottore si fece beffe di me, ma Bettina ammirò il mio coraggio.
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Titolo: Storia della mia vita (Histoire de ma vie)