La burla di Ponzio (II, LXXXIX)

Opera: Il libro del Cortegiano

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La burla di Ponzio (II, LXXXIX)
Il libro del Cortegiano
pp. 194-195
Molti omini piacevoli di questa sorte ricordomi ancor aver conosciuti a' mei dì, e tra gli altri in Padoa uno scolar siciliano, chiamato Ponzio, il qual vedendo una volta un contadino che aveva un paro di grossi caponi, fingendo volergli comperare fece mercato con esso e disse che andasse a casa seco, ché, oltre al prezzo, gli darebbe da far colazione; e così lo condusse in parte dove era un campanile, il quale è diviso dalla chiesa, tanto che andar vi si po d'intorno; e proprio ad una delle quattro facce del campanile rispondeva una stradetta piccola. Quivi Ponzio, avendo prima pensato ciò che far intendeva, disse al contadino: "Io ho giocato questi caponi con un mio compagno, il qual dice che questa torre circunda ben quaranta piedi, ed io dico di no; e a punto allora quand'io ti trovai aveva comperato questo spago per misurarla; però, prima che andiamo a casa, voglio chiarirmi chi di noi abbia vinto"; e così dicendo trassesi dalla manica quel spago e diello da un capo in mano al contadino e disse: "Da' qua"; e tolse i caponi e prese il spago dall'altro capo; e, come misurar volesse, cominciò a circundar la torre avendo prima fatto affermar il contadino, e tener il spago dalla parte che era opposta a quella faccia che rispondeva nella stradetta; alla quale come esso fu giunto, così ficcò un chiodo nel muro, a cui annodò il spago; e lasciatolo in tal modo, cheto cheto se n'andò per quella stradetta coi caponi. Il contadino per bon spazio stette fermo, aspettando pur che colui finisse di misurare; in ultimo, poi che più volte ebbe detto: "Che fate voi tanto?", volse vedere, e trovò che quello che tenea lo spago non era Ponzio, ma era un chiodo fitto nel muro, il qual solo gli restò per pagamento dei caponi. Di questa sorte fece Ponzio infinite burle.

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