Per una nuova lingua

Opera: Dialogo delle lingue

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Per una nuova lingua
Dialogo delle lingue
CORTEG.: Almeno dirò quello che io averò in core; e lo studio che io porrei in infilzar parolette di questo e di quello, sì lo porrò in trovare e disporre i concetti dell'animo mio, onde si deriva la vita della scrittura; ché male giudico potersi usare da noi altri a significare i nostri concetti quella lingua, tosca o latina che ella si sia, la quale impariamo e essercitiamo non ragionando tra noi i nostri accidenti, ma leggendo gli altrui. Questo a' dì nostri chiaramente si vede in un giovane padovano di nobilissimo ingegno, il quale, benché talora, con molto studio che egli vi mette, alcuna cosa componga alla maniera del Petrarca e sia lodato dalle persone, nondimeno non sono da pareggiare i sonetti e le canzon di lui alle sue comedie, le quali nella sua lingua natia naturalmente e da niuna arte aiutate par che e' gli eschino della bocca. Non dico però che uomo scriva né padovano né bergamasco, ma voglio bene che di tutte le lingue d´Italia possiamo accogliere parole e alcun modo di dire, quello usando come a noi piace, sì fattamente che 'l nome non si discordi dal verbo, nè l'adiettivo dal sostantivo: la qual regola di parlare si può imparare in tre giorni, non tra' grammatici nelle scole ma nelle corti co' gentiluomini, non istudiando ma giuocando e ridendo senza alcuna fatica, e con diletto de' discepoli e de' precettori.

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