LAZ.: Se io credessi bisognarmi persuadere a' scolari di Padova che la lingua latina fosse cosa da seguitare e da fuggir la toscana, o io non v'anderei a legger latino o spererei che delle mie lezzioni poco frutto se ne dovesse pigliare; ché da sé stessi nol conoscendo, giudicarei che essi mancassero d'intelletto, non sappiendo distinguere tra' principii per sé noti e tra le conclusioni: il quale difetto non ha rimedio nissuno. Onde io vi dico che più tosto vorrei saper parlare come parlava Marco Tullio latino ch´esser Papa Clemente. CORTEG.: E io conosco di molti uomini che, per esser mediocri signori, si contentarebbono d'esser muti. Già non dico ch'io sia uno di questo numero; ma dico bene, e dicolo con vostra grazia, poi che il difetto è dal mio poco intelletto, io non vedo per qual ragione debba l´uomo apprezzare la lingua greca né la latina, che per saperle sprezze mitre e corone; ché se ciò fosse, stato sarebbe di maggior dignità il canevaio o 'l cuoco di Demostene e di Cicerone, che non è ora l'imperio e il papato.