Ad Septimium et Fuscium Thomeum: quanti faciat F. Petrarcae poema Septimi et Fusci veterum ac recentum impari lingua celebres poetae, et mihi multum unanimi sodales pectore iuncti, lene deductum, lepidumque carmen lydii Vatis Dominam canentis Lauream, num vos moveat parumper, scire laboro. Me quidem cultum quotiens volume illud est sumptus manibus, perenni et nova quadam totiens legentem detinet arte,
seu per affectus animum potentis, sive per miram speciem moratur, sive detentum dominae beatis moribus explet. Inter et primos adeo videtur inseri vates voluisse, ut ullis quippe, vel paucis merito secundum esse negarim.
Settimio e Fusco, celebri poeti dell’antico e del moderno tempo, noti per lingue disuguali, e a me molto cari, compagni uniti da un cuore concorde, vorrei sapere - se vi è lieve disturbo - se vi ha mosso almeno un poco il soave e grazioso carme del Vate di Lidia, che canta la sua Signora Laurea. Ogni volta che prendo in mano quel libro raffinato, esso mi trattiene con una perenne e nuova arte di seduzione: sia che agisca sugli affetti con forza d’animo, sia che mi incanti con lo splendore delle immagini, sia che, trattenendomi, mi colmi con le beate virtù della donna. A tal punto quel poeta mi sembra voler rientrare tra i primi, che non potrei, in verità, negargli d’essere secondo a pochi, e forse a nessuno, per pieno merito.
L’interesse per la lingua poetica di Petrarca di Giovanni Aurelio Augurelli traspare nel carme latino indirizzato a Settimio e Fosco Tomei, dove a una franca professione di petrarchismo s'accompagna l'esortazione a studiare il Petrarca volgare.