D. Alighieri, Commedia, con il commento di A. M. Chiavacci Leonardi, Milano, Mondadori, voll. 1-3
1991-1997
1307-1317?
La Divina commedia è l'opera per eccellenza composta da Dante Alighieri durante l'esilio (a partire dal 1304 o dal 1307). In terzine di endecasillabi a rime incatenate (ABA, BCB, CDC ecc.), il poema è diviso in 3 cantiche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, e ogni cantica in 33 canti (l'opera, con il canto del proemio, consta di 100 canti: 3 e 10 erano per Dante numeri di speciale significato, come simbolo l'uno della Trinità, l'altro di perfezione). I versi raccontano il viaggio fantastico compiuto da Dante tra l'8 e il 14 aprile del 1300, attraverso i tre regni dell'oltretomba, con lo scopo di riportare gli uomini sulla via del bene e della verità, mediante la rappresentazione delle pene e dei premi che attendono rispettivamente i peccatori e i buoni nella vita eterna. Il racconto, infatti, ha un preciso significato allegorico: Dante, che si smarrisce in una selva e che per uscirne è condotto prima da Virgilio a visitare l'Inferno e il Purgatorio, e poi da Beatrice alla visione dei beati e di Dio nel Paradiso, rappresenta l'anima umana che, caduta nell'errore e nel peccato, riconosce gli sbagli e se ne pente sotto la guida della Ragione o Sapienza umana (Virgilio); l'anima, così purificata, può poi comprendere le superiori verità della fede, sotto la guida della Sapienza divina affidata al magistero della Chiesa, cioè della Teologia (Beatrice), e pervenire alla beatitudine celeste e all'unione con Dio, che è il fine ultimo per cui essa è stata creata e a cui naturalmente tende. La presenza nel testo di toni e argomenti quotidiani, anche se mescolati ad altri elevatissimi, portò Dante a scegliere di intitolare Comedìa il suo poema. L'aggettivo "divina" fu usato per primo da Giovanni Boccaccio e divenne parte stabile del titolo dopo la sua apparizione sul frontespizio dell'edizione veneziana del 1555.
Testi Associati
ID
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Estratto Originale
Traduzione
Azioni
41
Gli argini padovani modello per l'Inferno dantesco (Inferno XV, 1-12)
Ora cen porta l'un de' duri margini; e 'l fummo del ruscel di sopra aduggia, sì che dal foco salva l'acqua e li argini. Quali Fiamminghi tra...
45
Cunizza da Romano e la profezia su Padova (Paradiso IX, 13-66)
Ed ecco un altro di quelli splendori ver' me si fece, e 'l suo voler piacermi significava nel chiarir di fori. Li occhi di Bëatrice, ch'eran...
65
L'usura a Padova (Inferno XVII, 64-73)
E un che d'una scrofa azzurra e grossa segnato avea lo suo sacchetto bianco, mi disse: «Che fai tu in questa fossa? Or te ne va; e perché s...