I. Nievo, Poesie, a cura di M. Gorra, in Tutte le opere di Ippolito Nievo, vol. I, Milano, Mondadori
1970
1854
Nel 1854 Nievo esordisce in volume con i Versi, stampati a Udine, tipografia Vendrame: il libretto raccoglie per lo più le poesie uscite nei mesi precedenti sulla rivista locale L’Alchimista friulano (poi un secondo fascicolo di Versi seguirà nel 1855). La dedica del primo volume è a Matilde Ferrari, figura centrale degli affetti giovanili di Nievo. Sul piano stilistico e tematico, i Versi (1854) si collocano nel solco della poesia civile e satirica: il modello è Giuseppe Giusti (moralità, ironia, tono “popolare”), con un intento esplicitamente educativo e politico. Nel primo fascicolo i testi sono “prevalentemente satirici” e vi si tenta una poesia sociale d’avanguardia per l’Italia di allora; il secondo fascicolo (1855) alza l’ambizione formale, avviando una piega neoclassica (richiami a Parini, Foscolo, Dante, Leopardi) che la critica vedrà poi proseguire nella tradizione carducciana. Il libro va letto insieme agli Studii sulla poesia popolare e civile massimamente in Italia (usciti anch’essi nel 1854): lì Nievo teorizza una poesia impegnata, attenta alle classi popolari, ai dialetti e alla funzione civile della letteratura; i Versi mettono in pratica quel programma con una lingua elastica (tra registro “popolare” e letterario) e con la polemica contro l’accademismo e le sdolcinatezze romantiche.
Testi Associati
ID
Titolazione Estratto
Estratto Originale
Traduzione
Azioni
276
La laurea, vv. 42-65
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277
Bruto Minimo all'Università (vv. 121-156)
Quando la mala nuova – entro in Pedrocchi Fu una sorpresa nuova – in tutti gli occhi. Le vittime segnate – all’ecatombe Vedean sol ro...