I tre "mariazi da Padova” sono un piccolo ciclo di farse in pavano (padovano antico) di età tardo-quattrocentesca/primo Cinquecento, anonime, che mettono in scena - con tono comico e spesso sguaiato - un matrimonio e tutto il suo rituale (trattative, contratto, lite tra pretendenti, cerimonia, baldoria finale). In area veneta il mariazo è proprio questo: una farsa “nuziale” popolare. Gli studiosi mostrano che la sequenza tipica del testo è molto “da rito”: a) promessa/accordi (spesso con schermaglie fra famiglie e rivali), b) desponsatio e imbreviatio (la “domanda”, l’anello, l’annuncio pubblico, la lista degli invitati), c) festa e canti conclusivi. La parodia dei formulari giuridici è un tratto ricorrente. 1) El mariazo da Pava (primo mariazo) – È quello più noto: su metro di frottola, parodizza formule notarili per assegnare a Betìo la mano di Benvegnua, contesa allo sciocco Tuniazzo; la ragazza “conferma” i diritti di Betìo ricordando i loro incontri sul fienile. È già il mondo che Ruzante porterà in scena. 2) El secondo mariazo – Insiste di più sul contratto/accordo tra i genitori, sulle dispute e perfino sulle ristrettezze del contado. 3) El terzo mariazo – Comprende momenti “pubblici” (ricorso all’autorità che “dà sentenza” su una promessa precedente) e passi linguisticamente molto spinti: compaiono figure come Ceco Rava; la critica nota paragoni sul linguaggio “putanesco” come bersaglio di denuncia/comicità. I mariazi sono anelli di congiunzione fra la poesia/frottola pavana tardo-medievale e il teatro di Ruzante: la sua Betìa nasce proprio dentro quella tradizione di mariazi (nozze, litigi, realismo contadino), ma la porta a una nuova complessità scenica.
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Questo mariazo è un cattivo accordo (I, vv. 1-32)
Misier, con reverenzia, con amore e pazienzia, deh, dème audienzia a questo gran torbelo. ’L è chì Menegelo figiuol del mataragia<...
Signore, con rispetto, con affetto e pazienza, vi prego, concedetemi udienza per questo gran trambusto. È qui Menegelo, figlio del macellaio Nardo da...