Connessione Letteraria #244

Giustiniana Wynne • Opuscoli morali e sentimentali

Estratto Letterario

"Mi venne fatto di sperimentare questa verità in un modo il più luminoso: la mia libertà di pensare, di parlare, d'agire, mi procacciò una fama d'originalità, all'appoggio della quale, passai tutta la mia vita in una singolare indipendenza: feci rispettare nella mia giovinezza anche i miei capricci; nell'età mia avanzata usurpo una specie di stima, e punto non dispero di adoperare in guisa che i sogni della mia vecchiezza siano avuti in conto di altrettante profezie."

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Luogo biografico
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Autore

Nome: Giustiniana Wynne
Periodo: 1737-1791
Categoria: Settecento
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Opera

Titolo: Opuscoli morali e sentimentali
Edizione: B. Capaci, Giustiniana Wynne. Opuscoli morali e sentimentali, in Prosatori e narratori del Settecento, a cura di A. Battistini, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, pp. 38-120.
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Luogo

Nome: Chiesa di San Benedetto Vecchio
Indirizzo: Riviera S. Benedetto, 36, 35139 Padova PD
Coordinate: 45.409571796487235, 11.867331408532726
Descrizione:
È una delle chiese più antiche della città: sorge lungo la Riviera San Benedetto, affacciata al Bacchiglione, ed è oggi parrocchia della diocesi di Padova. L’appellativo “Vecchio” la distingue dalla vicinissima San Benedetto Novello. La fondazione (monastero “doppio”, con comunità maschile e femminile) risale al 1195 per iniziativa del beato Giordano Forzatè; la consacrazione è del 31 agosto 1222. Dopo la morte del fondatore (1248) i monaci si separarono e nel 1262 eressero il vicino complesso di San Benedetto Novello. Nella chiesa è venerato il corpo di Giordano Forzatè, esposto lungo la navata destra. Nel 1612 la badessa Aurora da Camposampiero promosse un importante riassetto (inversione dell’orientamento e nuova facciata sul lato orientale), poi lodato in visita pastorale dal cardinale Pietro Valier (1628). La soppressione napoleonica (1810) convertì il contiguo monastero in caserma d’artiglieria (poi area “Prandina”), mentre la chiesa assunse il titolo parrocchiale. L’11 marzo 1944 un bombardamento aereo colpì l’edificio, cancellando tra l’altro un ciclo tardo-trecentesco di Giusto de’ Menabuoi. I restauri del dopoguerra hanno messo in luce e valorizzato l’ossatura romanica dell’interno. La chiesa oggi si presenta a tre navate, con capriate lignee e laterali a crociera. Il grande altare maggiore (1663), impostato come scenografia marmorea, è di Girolamo Galeazzo Veri; le statue di santi benedettini sono attribuite a Tommaso Allio e la pala centrale raffigura la Trasfigurazione di Alessandro Maganza. In alto sono visibili teleri seicenteschi (tra cui un Mosè del Padovanino e una Distribuzione dei pani di Francesco Minorello). La chiesa custodisce, tra gli altri, il sepolcro della scrittrice Giustiniana Wynne, oltre alla memoria materiale del complesso monastico benedettino che ha segnato la storia urbana della zona.
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