Home /
Testi /
Silva Panegyrica, Praefatio (vv. 21-36)
Silva Panegyrica, Praefatio (vv. 21-36)
Opera: Silva Panegyrica ad Guarinum Veronensem praeceptorem suum
Dettagli Testo
Silva Panegyrica, Praefatio (vv. 21-36)
Silva Panegyrica ad Guarinum Veronensem praeceptorem suum
pp. 1-3
Carmen erat pueri, cithara quantum ille valeret, Quam bene Paeonia pelleret arte malum. Nosset ut iratos dictis lenire bimembres, Impia tranquilla praelia pace domans. Te non Ixion fallaci nube creavit, Saturnus fratrem sed dedit ipse Iovi. Non convivali tibi frangere pocula rixa. Nubentes studium nec violare nurus. Tu Phoebi nutris sobolem, tu sedulus hospes, Accipis aeternos curva sub antra Deos. Pro quibus alta manet meriti te regia coeli, Contrahit et caudam Scorpios ecce tibi. Haec pius Aeacides. Mihi pro Chirone Guarinus. Hunc sibi praescribet pagina nostra ducem. Imbuat ille meae, fas est, exordia Musae, Pierium vati qui referavit iter.
Era il canto di un ragazzo, ma tale era il potere della sua cetra, che avrebbe potuto, con l'arte paeonia [la medicina], scacciare il male. Avrebbe saputo calmare con il suono gli irati centauri, e domare con pace tranquilla guerre empie. Non ti generò Ixione da una nube ingannatrice, ma Saturno stesso ti donò come fratello a Giove. Non è tuo costume rompere coppe in risse da banchetto, né desiderare di violare le spose novelle. Tu nutri la prole di Febo, tu, ospite devoto, accogli sotto le curve grotte gli dèi eterni. Per questo ti attende, in alto, la reggia celeste del merito, e vedi: per te lo Scorpione ritrae la sua coda. Questo disse il pio figlio di Eaco [Achille]. Quanto a me, per Chirone io ho Guarino: il mio canto lo iscriverà come guida tra i versi. Lascia che egli infonda, se le Muse lo permettono, l'inizio del mio canto: egli che ha riaperto al poeta la via di Pieria [sede delle Muse].
Opera Collegata
Titolo: Silva Panegyrica ad Guarinum Veronensem praeceptorem suum