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Laus Andreae Mantegnae, Pictoris Patavinis A. MCCCC LVIII (elegia II)
Laus Andreae Mantegnae, Pictoris Patavinis A. MCCCC LVIII (elegia II)
Opera: Elegie di Giano Pannonio
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Laus Andreae Mantegnae, Pictoris Patavinis A. MCCCC LVIII (elegia II)
Elegie di Giano Pannonio
pp. 276-278
Qualem Pellaeo fidum cum rege sodalem, Pinxit Apelleae, gratia mira, manus; Talis cum lano tabula Galeottus in una, Spirat inabruptae nodus amicitiae. Quas, Mantegna, igitur tanto pro munere grates, Quasve canet laudes, nostra Thalia, tibi? Tu facis ut nostri vivant in secula vultus, Quamvis amborum corpora terra tegat. Tu facis, immensus cum nos disterminet orbis, Alter in alterius possit ut esse sinu. Nam quantum a veris distant haec ora figuris? Quid, nili vox istis desit imaginibus? Non adeo similes speculi nos lumina reddunt. Nec certans puro splendida lympha vitro. Tam bene respondet paribus distantia membris, Singula tam proprio ducta colore nitent. Num te Mercurius divina stirpe creavit? Num tibi lac, quamvis virgo, Minerva dedit? Nobilis ingenio est, et nobilis arte vetustas. Ingenio veteres vincis, et arte, viros. Edere tu possis spumas ex ore flueutes. Tu Veneris Coae perficere effigiem. Nec Natura valet quicquam producere rerum. Non valeant digiti quod simulare tui. Postremo, tam tu picturae gloria prima es. Quam tuus historiae gloria prima Titus. Ergo operum cultu terras cum impIeveris omnes, Sparseris et toto nomen in orbe tuum; Ilicet, accitus superas transibis ad arces, Qua patet astriserae, lactea zona, viae; Scilicet ut valli pingas pallatia coeli. Stellarum flammis sint variata licet. Cum coelum ornaris, coelum, tibi praemia, siet, Pictorum et, magno sub love, Numen eris. Nec tamen his fratres cedent pietate poetae.
Sed tibi poli Musas proxima sacra serent. Nos duo praefertim; quorum tua dextera formas Perpetua nosci posteritate facit. Interea haec gratam testentur carmina mentem, Vilior his Arabi turis acervus erit.
Come la mano di Apelle, famosa per la sua straordinaria grazia, dipinse l'amico fedele del re macedone [Alessandro Magno], così Galeotto, su un'unica tavola con Giovanni, imprime il nodo di un'amicizia indissolubile. Quali grazie, dunque, potrà renderti la nostra Musa, o Mantegna, per un dono tanto grande? Quali lodi potrà cantare? Tu fai sì che i nostri volti sopravvivano nei secoli, anche se ormai la terra copre i nostri corpi. Tu fai sì che, pur divisi da un vastissimo mondo, ciascuno di noi possa ancora stare nel cuore dell'altro. Infatti, quanto sono lontane queste immagini dalle nostre vere fattezze? Cosa manca, se non la voce, a queste figure? Neppure lo specchio restituisce riflessi così simili, né l'acqua limpida gareggia con la purezza del vetro. Tanto bene corrispondono i membri alla distanza reale,
tanto ogni singola parte risplende del proprio colore. Forse Mercurio ti ha generato da stirpe divina? Forse Minerva, pur essendo vergine, ti ha dato il suo latte? L'antichità è nobile per ingegno e per arte, ma tu superi gli antichi sia per ingegno sia per abilità artistica. Tu potresti far scaturire spuma dalla bocca, e perfino dar vita all'immagine della Venere di Coo. Nulla può produrre la Natura che le tue dita non possano simulare. Infine, tu sei il primo vanto della pittura, come Tito [Tito Livio] è il primo vanto della storiografia. Perciò, dopo aver riempito la terra intera con la bellezza delle tue opere, e aver sparso il tuo nome per tutto il mondo, andrai, chiamato, alle altezze divine, lungo la via lattea, il cammino trapunto di stelle; così da poter affrescare anche i palazzi celesti, che pure risplendono del fuoco delle stelle. Quando tu avrai adornato il cielo, il cielo stesso sarà la tua ricompensa, e diventerai, sotto il grande Giove, la divinità dei pittori. Ma neppure i poeti, tuoi fratelli, ti saranno da meno in devozione: le Muse ti offriranno in dono i loro templi più vicini al cielo. Soprattutto noi due, i cui volti la tua mano ha reso riconoscibili per l’eternità. Intanto, lascia che questi versi testimonino la nostra riconoscenza: più umile di questi versi sarebbe persino un monte d'incenso d'Arabia.