Iam Dis et socie superis vestigia in oris solicitant; princeps iam dive templa subintrat, rem fatur. Sibi diva refert: «Laureia Camenis nunc locus est, plaudunt graciles Musonis ad undas qua laurus procera viret, Patavi stupor ingens». Hinc abit, informi testatur gaudia rictu. «Vicimus en, – inquit – iam mecum insistite risu. O nimphe, properemus iter, locus ille quiescit finibus Euganie, nos tractus segregat illinc longus, et horrescens trames per saxa colubris (si pavor is vanus) medias intercipit oras».
E già Dite e le compagne affrettano il passo nelle plaghe superne; già per primo si insinua nel santuario della dea. Espone i fatti. La dea così gli risponde: «Loreggia ora è la sede delle Camene; fanno festa presso le esili onde del Muson, dove un alto lauro verdeggia, orgoglio grande di Padova». Se ne va di lì Dite, manifestando la sua gioia con un ghigno deforme: «Ecco, abbiamo vinto. – disse – abbandonatevi al riso con me. O ninfe, affrettiamo il cammino: quel luogo sta in pace nelle terre euganee, un lungo tratto ci separa di lì e un sentiero tra le rocce, orrido di serpenti (anche se vano è quel timore) è di ostacolo nelle terre intermedie».