Mille vintotto e quatrocento, alora che 'l sol facea suo corso in occidente, di decimo d'ottubrio incontinente, Morte colse quel fior senza dimora. Era quel fior, ch'ancor tanto m'accora, la mia cara figliola, in cel presente dinanci al somo Padre onipotente, le cui virtute el secol nostro onora. Era el suo proprio nome Zilïola, giglio degli altri fior' primiero e novo, di beltà, di prudenzia unica e sola. La tolse Dio per adornar el cielo, e me ha lassiato in tanto duol ch'io provo ch'amara è a la mia vita, e altrui nol celo.
Il poeta piange la morte della figlia Ziliola, accaduta il 10 ottobre 1428.