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Prati, arboselli et amorosi cori (Sonetto XIX)
Prati, arboselli et amorosi cori (Sonetto XIX)
Opera: Canzoniere di Domizio Brocardo
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Prati, arboselli et amorosi cori (Sonetto XIX)
Canzoniere di Domizio Brocardo
p. 119
Prati, arboselli et amorosi cori che 'l bel piè de madonna premer sòle, gialle, vermeglie e palide viole, erbe ben nate, fronde e lieti fiori, e tu, presaga mente di mei errori, ove è quel nostro chiaro e vivo sole, ove son sue bellezze e suoe parole, che alzavan nostra vita a tanti onori? Quindi passava e dolzemente a l'ombra sedeassi ove ora piange un rusignuolo, che del suo lamentar par m'acompagni; d'amorosi pensieri il cor m'ingombra, che mi fan memor de l'antiquo duolo, che ancora mi consuma e dice: «or piagni».
Il sonetto recupera a pieno il modello petrarchesco: l'imitazione di Petrarca è intenzionale ed esibita con calchi, intarsi e trasposizioni. Tuttavia va segnalata l'efficacia descrittiva degli scorsi paesaggistici che, secondo Armando Balduino, facendo leva su una mestizia elegiaca, diventa «l'inflessione dominante» della poesia di Brocardo.