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Padova: «fontana viva» (Sonetto XXVI)
Padova: «fontana viva» (Sonetto XXVI)
Opera: Rime di Francesco di Vannozzo
Dettagli Testo
Padova: «fontana viva» (Sonetto XXVI)
Rime di Francesco di Vannozzo
pp. 48-49
Io me veggio mancare i sensi tutti, s’io non ritorno a la fontana viva che ’l cor mio lasso di piacer notriva e gli occhi or molli miei teneva asciutti; e farò stare i maldicenti mutti, che tanto sopra me lor bocca apriva, dicendo ch’io con frottole assentiva Venesia trista. E voi, sfacciati putti, contra di voi non dixi mai né volli, né contra la città mai dir porria ch’à fatto oggi tacere e l’acque e i colli; ma di color mi par gran fantesia, rudi intellecti, mente frali e molli, che m’àn sospecto che ciò vero sia, però ch’io fui di quel bel sito nato, sì che l’onor suo bramo e ’l buono stato.
Il sonetto di Vannozzo è dedicato alla città di Padova. Una Padova vittoriosa, di cui l'io lirico brama l'onore e il buono stato, si presenta in una dimensione fantastica, più che concreta, che è la dimensione del ricordo e della nostalgia propria di un emigrato ancora desideroso di tornare in patria, ma da essa forzatamente lontano.