Poiché lo scopo del meccanismo che io ho progettato era di mostrare i veri luoghi dei pianeti, le loro evoluzioni, i loro movimenti e le loro orbite e che, secondo Aristotele, è giusto che ogni cosa prenda il proprio nome dallo scopo per cui è stata costruita, io ho, in maniera del tutto naturale, dato il nome di Astrario a tutto questo meccanismo e al libro dove sono descritti la sua composizione, il suo uso, la sua messa in moto, e il modo di correggere gli errori. [...] Ho immaginato, con l'aiuto divino, di costruire un apparecchio nel quale possano essere visti con l’occhio tutti i movimenti in longitudine che gli astronomi assegnano ai pianeti, con i loro circoli e le loro periodicità, dove possono essere osservate le molteplici particolarità che i dottori hanno insegnato e che l’esperienza sensibile delle cose ha mostrato, e dove anche si possono avere in qualsiasi ora presente e senza alcun fastidio di calcolo le posizioni di uno qualsiasi dei suddetti astri, i suoi argomenti veri e medii, il suo centro, la sua auge e le sue coordinate, come se nella medesima ora si fosse operato per mezzo delle tavole, con una differenza di varietà piccolissima e di quasi nessuna importanza, se forse qualcuna ne intervenga.