Una profonda crisi (sonetto IV)

Opera: Rime di Giovanni Dondi dall'Orologio

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Una profonda crisi (sonetto IV)
Rime di Giovanni Dondi dall'Orologio
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Io non so ben s'io vedo quel ch'io veggio,
s'i' tocco quel ch'i' palpo tuttavia,
se quel ch'i' odo oda, et sia busia
o vero et ciò che parlo et ciò che leggio.
Sì travagliato son ch'io non mi reggio,
nì trovo loco, nì so so si i' mi sia;
et quanto volgo più la fantasia
più m'abarbalio nì me ne coreggio.
Una speranza, un consiglio, un ritegno
tu sol me sei in sì alto stupore:
in te sta la salute e 'l mio conforto.
Tu à' el saper, el poder e l'ingegno:
svejami sì che tolta de l'erore
la vaga mia barcheta prenda porto.
Il sonetto (risalente tra il 1372 e il 1373) di Giovanni Dondi dall'Orologio è indirizzato all'amico Francesco Petrarca, a cui chiede consiglio per superare una profonda crisi, probabilmente di argomento politico, sullo sfondo della guerra tra Padova e Venezia. Petrarca gli risponde a sua volta con un sonetto, incitandolo a innalzare il pensiero a Dio.

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