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L'amore di Padova (Seniles XIII, 8)
L'amore di Padova (Seniles XIII, 8)
Opera: Senilium Rerum Libri (Lettere Senili)
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L'amore di Padova (Seniles XIII, 8)
Senilium Rerum Libri (Lettere Senili)
pp. 752-753
Ad Matheum Longum, archidyaconum Leodiensis ecclesie, de utriusque statu. [Padova, 6 gennaio 1371] [...] Aliquandiu Venetiis moras traxi; nunc sum Patavi in ecclesia residens. Fecit Deus, inscio me, ut tempestive admodum inde discederem, instante inter has urbes hoc gravissimo quod nunc sevit bello: futurus ibi suspectus, hic sum carus. Magnas tamen partes temporis rure ago, nunc etiam ut semper solitudinis appetens et quietis; lego scribo cogito; hec vita, hec delectatio mea est que michi semper ab adolescentia mea fuit: mirum tam iugi studio tam pauca tanto in tempore didicisse!
A Matteo Longo, arcidiacono di Liegi. Sullo stato di entrambi. [Padova, 6 gennaio 1371] [...] Sono vissuto per qualche tempo a Venezia, ma ora mi trovo a Padova, presso la mia chiesa. Dio ha fatto in modo, a mia insaputa, che io me ne allontanassi a tempo, proprio mentre tra queste due città stava per scoppiare quella gravissima guerra che ora è in corso; e del resto a Venezia sarei stato preso in sospetto, qui a Padova sono sicuro di essere amato. E come sempre, anche ora trascorro gran parte del tempo in campagna, amante come sono della solitudine e della pace; leggo, scrivo, penso; questa è la mia vita, questo è il mio piacere, così come lo furono fino dalla mia adolescenza; e c'è da stupirsi che in tanto continuato studio e in tanto tempo abbia profittato così poco!