Ripassai, come ogni volta che vado a Padova, sul ponte Corvo da dove in un mattino lontano mi esaltai poeticamente davanti a quel paesaggio che è uno dei più fantastici che abbia mai visto. Vi ritorno sempre per rivederlo e ritrovarvi la mia lontana ebrezza. Non è possibile spiegarci come, se in tutta la città si à dovunque l'impressione di camminare su di una terra bassa, qui invece da questo ponte sembra di avere raggiunto l'altezza di un colle. La chiesa del Santo con le sue cupole e i due campanili sottili innalza di certo il cielo e la si vede oltre a giardini verdeggianti e tenui nella prevalenza di salici piangenti, reclinati verso acque limite mezzo nascoste. Sottostante è questo verdeggiare dei giardini e ancora più in basso sono quelle acque.