Ricordati!

Opera: Palazzo Giusti

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Ricordati!
Palazzo Giusti
pp. 7-9
Ogni qualvolta io passo per Via S. Francesco, i miei occhi guardano alle finestre di un vecchio e lungo fabbricato: un palazzo che grava sul mio ricordo come un'ombra. Passandovi accanto mi sembra di sfiorare l'orlo d'una frana imminente, e il passo si affretta e si allontana con un timore quasi infantile. Si ha, forse inconsciamente, la paura di udire una voce odiata intimare l'alt, subito seguito da una delle tante promesse raffiche di mitra. Perchè quella era gente che tra il promettere e il mantenere non lasciava correre molto tempo. Palazzo Giusti! Quei di S. Francesco! Il popolo di Padova ne conosce la trista fama. Si sapeva quel che voleva dire «Palazzo Giusti», ma non tutto si sapeva. Si parlava di torture inumane: esagerazioni o fantasie. Ma se torture vi furono, e se ne parlerà, non sa il popolo che là dentro vissero insieme, pur separate da un abisso incolmabile di sangue e di odio, vergogna e splendore infamia e martirio. Perchè era uno schifo che gli occhi dovessero guardare tale gente; era uno schifo che l'orecchio udisse la loro voce; ma era pianto e consolazione il vedere che ancora l'Italia aveva figli capaci di soffrire e tacere, capaci di gemere sotto il bastone nazi-fascista o i poli d'un generatore elettrico, e poi cantare. Cantare perchè l'animo cacciava ogni angoscia e la mente voleva dimenticare le sporche e ipocrite faccie dei servi della tirannide, per rasserenarsi e trovare nel silenzio della cella la speranza pura e grande d'un domani luminoso. Non so, ora, se le mie parole potranno efficacemente illustrare infamie e splendori. So soltanto che la mente del lettore non potrà, forse, penetrare a fondo tutta la raffinata crudeltà morale, l'ipocrisia nauseabonda, l'ignoranza più abbietta che a Palazzo Giusti trovarono forma e sostanza nel «reparto Carità». Si ha un bel essere ingenui, onesti e sinceri, ma di fronte a tali dimostrazioni di abissi morali ogni animo sensibile si sente smarrito. E ci si chiede: A tanto può dunque arrivare una creatura umana!? Si può pensare uno spirito gentile in una creatura femminile e delicata all'apparenza, mentre il suo sorriso sfiora una crudeltà e freddezza inconcepibili!? Lo si può credere per un'ora, un giorno, ma poi si scivola, si sente il fango. No, lettore, tu forse non crederai a certe cose perchè non le hai viste, perchè non eri là, con l'animo sospeso in quella drammatica fase psichica che ti rende simile ad un sismografo, e che ti dà per ogni parola, gesto o sguardo, una scossa moltiplicata all'iperbole, un'oscillazione dell'ago della tua anima che ti rivoluziona la mente e ti impaurisce. Ed ogni imaginario grafico non avrebbe avuto altro che un solo nitido significato: l'amoralità. Ti saresti reso conto che non fu tanto la bastonatura o la scossa elettrica a tormentare i prigionieri, quanto, e ben di più, la constatazione, con sensi e animo avvilito, di ciò che si poteva pensare esclusivo dominio della fantasia d'un romanziere: il pervertimento umano. Lettore! Cercherò di dare a queste righe l'espressione che i fatti diedero al nostro animo in Palazzo Giusti. Non era in noi lontana la paura come la freddezza d'animo, il senso umoristico come il disprezzo, ma talvolta si pensava veramente se tutto ciò non fosse un sogno fantastico, frutto d'una cattiva digestione. Quando passerai sotto alle finestre del Palazzo, pensa ed ascolta. Ti arriverà l'eco spenta di un grido di donna o il gemito di un uomo, ma non proverai mai ciò che essi provarono nell' animo e nel corpo. Ti rimanga, però, quell' eco, come un ammonimento per il futuro: Ricordati!

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