Se i rintocchi della torre del Bò non annunziano quest’anno alla città il rinnovarsi della consueta pompa accademica, c’è invece qualcosa di nuovo e di insolito, come una grande pena e una grande speranza, che qui ci raduna ad ascoltare, più che la fuggevole parola di un uomo, la voce secolare di questa gloriosa Università, che fa oggi l’appello dei maestri e dei discepoli suoi; e i maestri e i discepoli presenti rispondono per i lontani, per i dispersi, per i caduti. Così, in breve cerchia, tra noi, oggi, si compie un rito che ci rende sacra la pena e sicura la speranza. E la città sente che qua dentro, ora, si raduna ciò che distruggere non si può: la costanza e la forza dell’intelletto e del sapere; sente che qua dentro si conferma la custodia civile dell’Ateneo padovano, di cui più tardi si spalancheranno a tutti le porte, come porte di un tempio inviolato.