L'abitudine delle vaste respiranti, dilatate, pianure toglie loro ogni curiosità e ogni amore per i cieli, le nuvole, le stelle e le polifonie degli insetti. Io che noto tutto, valuto, catalogo ogni sensazione letterariamente, mi sento naufragare a poco a poco nell'incoscienza dei pastori erranti. Ma il capitano Raby mi sorprende in una di queste meditazioni e mi invita ad accompagnarlo a Padova, dove si reca a vedere un suo compagno morente all'ospedale. Ecco la divina velocità, maestra d'ogni energia e d'ogni lirismo, furente inaffiatoio di varietà sorprendenti. Mezz'ora dopo entriamo all'ospedale.