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Una città solitaria, muta, irregolare
Una città solitaria, muta, irregolare
Opera: Lettere di Ippolito Nievo
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Una città solitaria, muta, irregolare
Lettere di Ippolito Nievo
pp. 162-163
A Matilde Ferrari, Padova, 29.8.50 [...] Al tocco dopo mezzogiorno siamo entrati in Padova - essa è la mia patria, e ti assicuro che essa mi ha piacciuto assai; una città solitaria, muta irregolare; solcata da due o tre canali, con molte piazze, coi portici foschi e bassi è fatta appuntino per la mia immaginazione che ora si slancia, ed ora si ritragge; è fatta per le mie idee che tenzonano discordi e confuse nel mio cervello come i grani di frumento in un crivello! – La popolazione pare una turba di spettri: sembra che camminino in punta di piedi, come per non isvegliare gli echi delle case deserte! – sembra che i loro occhi errino maravigliati come un fanciullo allevato in una spelonca che vegga il Sole per la prima volta. Povera Padova! – sono passati i tempi che ella mandava il suo Carroccio, e le schiere di Eroi contro i scendenti oppressori; sono passati quei tempi! – ed ora ella dorme in un letargo profondo, doloroso; da cui la mano sola del destino può svegliarla. Mi vengono le lagrime agli occhi guardando il Salone detto della Ragione, in cui si difendevano un giorno le ragioni degli oppressi, non già le nequizie delli oppressori. Padova non è certo una città per uno che ama i fracassi della vita allegra: sarebbe lo stesso che voler danzare nei sotterranei d’un cimitero. – Vi sono tanti e tanti che maledicono la malinconia; io non so come possano fare a disgustarsi con una delle più beate condizioni del viver nostro: io credo che scambino la noja per melanconia, perchè io trovo nella mestizia una certa dolcezza patetica di pensieri e di sentimenti, una certa abbondanza di fantastiche idee che me la rende simile a un Paradiso!