Un incontro inaspettato

Opera: Lettere di Ippolito Nievo

Dettagli Testo

Un incontro inaspettato
Lettere di Ippolito Nievo
244-246
Ad Andrea Cassa, Padova, giugno 1853
Caro Andrea – Indovina cosa succede? dinne cento, dinne mille e non infilzerai la verità. Scommetterei la mia testa contro la più sdruscita delle tue scarpe, il mio futuro diploma di Dottore col più miserabile pezzo di carta che tu destini a Dio sa quali usi, scommetterei insomma la mia mesata contro un buono del Monte di Pietà e sarei un usurajo perchè certo, sicuro di vincere, e di buscarti a colpo franco la scarpa rotta, il pezzo di carta ed il bono del Monte. Spalanca gli occhi come i crateri dell’Etna e del Vesuvio, drizza gli orecchi come i campanili di Cremona e di Strasburgo, allarga ed innalza le braccia come le più gigantesche antenne del Wellington da 145 cannoni che si sta varando a Porthsmouth, e tutto ciò sarà poco, perchè la notizia ch’io ti tuonerò probabilmente nella seguente facciata meriterebbe un Oh! immenso e prolungato di tutto l’universo, che passando per tutti i gradi della scala cromatica finisse in un si bemolle così commovente che il Sole, le stelle e perfino le tiranne comete ne morissero per la soverchia emozione! – Uno!… Due!… Tre!… Ah! che la penna mi trema fra le dita! Uh! che il cervello mi trottola nel cranio! Ih! che il cuore mi fa tic, tac, tic, tac, in modo così furibondo ch’io ne presagisco un terremoto!… Saprai dunque… ma no che non lo saprai! Devi sapere… sì, è dell’estrema necessità che tu sappia che… che… che… Coraggio, spiriti celesti ed infernali! coraggio gnomi della terra, silfi dell’aria, vampiri del baratro, angeli del cielo! Coraggio!… A Padova c’è… Ma chi c’è a Padova? chi? L’Anticristo, Lord Minto, Sant’Antonio, l’Imperatore Honk-Kong, o S. M. Souloque?… E lo sai tu?… No che tu non lo sai, infelice creatura! Dalla pura sfera della sua beatitudine l’anima mia ti cerca con assidua ansietà, e nel calice dell’ebbrezza ch’ella deliba cade una lagrima che compassiona la tua misera sorte! Ah tu non lo sai, non lo sai o sventurato! Benedetta la Provvidenza che mi insegnò a scrivere e che mediante le benefiche scoperte dell’inchiostro bleu del Signor Luigi Topo chimico patentato, della penna d’acciajo a tre punte e della carta uso Bath della privilegiata fabbrica di Roveredo me ne porge comodissimi i mezzi! Benedetto il Sole che illumina la mia camera, benedetta la coesione delle molecole, legge fisica stupenda, miracolosa, arcisoprannaturale per cui un miserabile atomo di materia colorante s’attacca ad un foglio sottile di stracci macerati come Bauci s’attaccò a Filemone, cioè d’un nodo indissolubile e veramente matrimoniale, secondo la nozione che dà del matrimonio il Pregiatissimo Signor Giustiniano Divus ac Optimus, nonché il D. Canonico di buona memoria, e il Codice Universale Austriaco di cui io sono un estratto vivente. Benedetto etc.; benedetto tutto ciò che fra il Zenit e il Nadir si può benedire in sana coscienza e in retto criterio! Dunque stringendo, recapitolando e concludendo all’ore 4, minuti 15, secondi 3 del giorno faustissimo 12 Giugno 1853, in Padova e precisamente sulla svolta del Teatro Nuovo verso Borgo Schiavino, durante una pioggia a secchie rovescie io vidi un’ombra, una larva un fantasma e restai petrificato come la moglie di Lot; restai petrificato 2 minuti e mezzo, per cui la grondaia sotto cui era, ebbe agio di versarmi addosso due pollici e mezzo d’acqua fresca e di rovinarmi un castorino bianco comperato il dì prima a Venezia per la somma di Austriache lire 24 abusive… Ma chi era quel fantasma, quella larva quello spettro, a qual funesta apparizione devo io l’estasi di due minuti e mezzo, e la rovina d’un castorino? Andrea, te lo dico solennemente: Era la Fanny!!!
A domani i particolari –
Ippolito

Opera Collegata

Titolo: Lettere di Ippolito Nievo
Visualizza Opera