Una serata fortunata al gioco

Opera: Memorie di Lorenzo Da Ponte

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Una serata fortunata al gioco
Memorie di Lorenzo Da Ponte
pp. 61-62
Un giovinotto, che aveva gran pretensione al gioco delle "dame", espose in una bottega di caffè un manifesto, nel quale sfidava chiunque. Io credeva di non esser in quel gioco a chi che si fosse inferiore. Volli però cimentarmi. Gli feci fare l'offerta, ed ei l'accettò, fissando la somma del danaro da giocarsi e il numero delle partite. Io non aveva danaro che per pagare la prima, se avessi perduto. Come però guadagnai, così seguitammo a giocare, ed io gli vinsi in breve ora le dodici partite fissate, dieci delle quali fur doppie. Mi pagò sul fatto ventidue piastre e confessossi inferiore. Alcuni giovani della università, ch'erano stati presenti e che pensavano forse di vendicare l'amico, riguadagnandomi quel danaro, mi proposero una partita al gioco dell'"ombre". Secondo l'uso del paese sarebbe stata scortesia il rifiutarla. Mi convenne dunque accettare l'invito, quantunque fosse contra mia voglia. Ebbi la fortuna però di guadagnare anche a questi; e, prima che suonasse la mezzanotte, andai a casa dopo una buona cena e con trentasei piastre in tasca. Questo cambiamento improvviso mi diede un felice presagio per l'avvenire. Seguitai a giocare per vari giorni, sempre vincendo. Questa maniera però di vivere non mi piaceva molto. È vero che aveva occasione di conversare spesso co' più nobili personaggi e coi più chiari ingegni di quella città, e specialmente coll'impareggiabile Cesarotti, a cui non so se più il Memmo o qualche mio verso m'aveva reso caro. Sebbene però trovato avessi nel favore della fortuna quello che la pietà degli uomini m'aveva negato, pur ricordandomi de' casi passati e desiderando di correre vie più onorate, risolsi improvvisamente di lasciar Padova e di tornare a Venezia.

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