Eccomi, dunque, nella possibilità di recarmi presto a Padova e di ricevervi il berretto dottorale; ma ecco una nuova difficoltà ancora più grave. Nel tribunale di Venezia si segue il codice veneziano: né Bartolo, né Baldo, né Giustiniano vengono mai citati, quasi non sono conosciuti; e invece a Padova bisogna conoscerli. A Venezia succede come a Parigi: i giovani perdono il loro tempo in studi inutili. [...] Confesso che, nonostante fossi preparato e avessi un certo ardimento che mi derivava dalle esperienze in società, continuavo, tuttavia, a temere quelle facce serie e solenni che dovevano giudicarmi: il mio amico mi prendeva in giro, mi assicurava che non c’era nulla da temere: si trattava di una formalità attraverso cui si doveva passare e solo essendo del tutto ignoranti si poteva non essere coronati dei lauri dell’università. Giunti nella grande città dei dottori, andammo in primo luogo dal signor Pighi, professore di diritto civile, per pregarlo di acconsentire a essere mio promotore, cioè colui che, in qualità di assistente, doveva presentarmi e sostenermi. Mi concesse il favore che gli domandai e accettò molto cortesemente il vassoio d'argento che gli offrii. Ci recammo, quindi, all'ufficio dell'università per consegnare nelle mani del cassiere la somma che poi i professori si dividono fra loro: si usa fare quest'anticipo a titolo di deposito; ma, anche là, come alla commedia, si dice che il denaro non viene più restituito una volta alzato il sipario. [...] Ma ecco che arriva il bidello del collegio e mi porta la toga lunga che avrei dovuto indossare. Sentiamo la campana dell'università, bisogna andare, bisogna presentarsi all'esame senza avere chiuso occhio e con, in più, il cruccio di avere perduto tempo e denaro. Che importa? Suvvia, coraggio! Giugno; il mio promotore mi viene incontro, mi prende per mano e mi fa sedere accanto a lui su una panca, di fronte al semicerchio di quella numerosa adunanza. Mi alzo, mentre tutti gli altri rimangono seduti; incomincio recitando il cerimoniale d'uso e presento le due tesi che devo sostenere. [...] Si viene ai voi. Il cancelliere ne pubblica il risultato; ottengo la laurea nemine penitus, penitusque discrepante. Il che significa: senza neppure un voto contrario; neanche il signor Arrighi contro di me? No: egli era, all'opposto, molto soddisfatto di me. Il mio promotore allora, dopo avermi posto in capo il berretto dottorale, pronunciò l'elogio del laureato; ma, poiché io non avevo seguito la via ordinaria, compose al momento prosa e versi latini che fecero molto onore a me come a lui. Una volta che il candidato è dichiarato promosso tutti entrano; in effetti entrarono proprio tutti e io rimasi stordito dai complimenti e dagli abbracci. Rientriamo, Radi e io, nel nostro albergo, molto contenti che l'affare sia terminato, ma anche molto imbarazzati ritrovandoci senza denaro.