AMARILLI O Mirtillo, Mirtillo, anima mia, se vedessi qui dentro come sta il cor di questa che chiami crudelissima Amarilli, so ben che tu di lei
quella pietà, che da lei chiedi, avresti. Oh anime in amor troppo infelici! che giova a te, cor mio, l'esser amato? che giova a me l'aver sì caro amante? Perché, crudo destino, ne disunisci tu, s'Amor ne strigne? e tu, perché ne strigni, se ne parte il destin, perfido Amore? Oh fortunate voi, fère selvagge, a cui l'alma natura non die' legge in amar se non d'amore! Legge umana inumana, che dài per pena de l'amar la morte! Se 'l peccar è sì dolce e 'l non peccar sì necessario, oh troppo imperfetta natura che repugni a la legge! oh! troppo dura legge che la natura offendi! Ma che? poco ama altrui chi 'l morir teme. Piacesse pur al ciel, Mirtillo mio, che sol pena al peccar fusse la morte! Santissima Onestà, che sola sei d'alma bennata inviolabil nume, quest'amorosa voglia, che svenata ho col ferro del tuo santo rigor, qual innocente vittima a te consacro. E tu, Mirtillo, anima mia, perdona a chi t'è cruda sol dove pietosa esser non può; perdona a questa, solo nei detti e nel sembiante rigida tua nemica, ma nel core pietosissima amante; e, se pur hai desio di vendicarti, deh! qual vendetta aver puoi tu maggiore del tuo proprio dolore? Che se tu se' 'l cor mio, come se' pur mal grado del cielo e della terra, qualor piagni e sospiri, quelle lagrime tue sono il mio sangue, que' sospiri il mio spirto e quelle pene e quel dolor, che senti, son miei, non tuoi, tormenti.