Il lamento di Amarilli (III, IV)

Opera: Pastor fido

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Il lamento di Amarilli (III, IV)
Pastor fido
p. 165
AMARILLI
O Mirtillo, Mirtillo, anima mia,
se vedessi qui dentro
come sta il cor di questa
che chiami crudelissima Amarilli,
so ben che tu di lei quella pietà, che da lei chiedi, avresti.
Oh anime in amor troppo infelici!
che giova a te, cor mio, l'esser amato?
che giova a me l'aver sì caro amante?
Perché, crudo destino,
ne disunisci tu, s'Amor ne strigne?
e tu, perché ne strigni,
se ne parte il destin, perfido Amore?
Oh fortunate voi, fère selvagge,
a cui l'alma natura
non die' legge in amar se non d'amore!
Legge umana inumana,
che dài per pena de l'amar la morte!
Se 'l peccar è sì dolce
e 'l non peccar sì necessario, oh troppo
imperfetta natura
che repugni a la legge!
oh! troppo dura legge
che la natura offendi!
Ma che? poco ama altrui chi 'l morir teme.
Piacesse pur al ciel, Mirtillo mio,
che sol pena al peccar fusse la morte!
Santissima Onestà, che sola sei
d'alma bennata inviolabil nume,
quest'amorosa voglia,
che svenata ho col ferro
del tuo santo rigor, qual innocente
vittima a te consacro.
E tu, Mirtillo, anima mia, perdona
a chi t'è cruda sol dove pietosa
esser non può; perdona a questa, solo
nei detti e nel sembiante
rigida tua nemica, ma nel core
pietosissima amante;
e, se pur hai desio di vendicarti,
deh! qual vendetta aver puoi tu maggiore
del tuo proprio dolore?
Che se tu se' 'l cor mio,
come se' pur mal grado
del cielo e della terra,
qualor piagni e sospiri,
quelle lagrime tue sono il mio sangue,
que' sospiri il mio spirto e quelle pene
e quel dolor, che senti,
son miei, non tuoi, tormenti.

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