Celinda (I, III 356-375)

Opera: Celinda

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Celinda (I, III 356-375)
Celinda
p. 132
CELINDA:
Ed ella che pensava
Al vicino periglio,
In sè stessa ristretta,
Con un caldo sospir che dal profondo
Del cor le uscio, mi disse:
"A che tentar, signora
Modi perch'io non mora?"
E poi a la mia bocca
Giunse i vivi rubini e quasi isvenne,
Se non ch'il guardo pregno
Di lagrime e di duol fisso tenea
Ne gl'occhi e nel mio volto.
Ma tanto feci e tanto dissi alfine
Che spinse la mia destra
Sopra il candido seno, e allor m'avvidi
Non esser com'io il mio de' pomi adoro.
Ella smarrita, immota e di sì fuori,
Viva, ma senza vita e senza moto,
Cadavero vivere,
Più non facea difesa.

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