CELINDA: Ed ella che pensava Al vicino periglio, In sè stessa ristretta, Con un caldo sospir che dal profondo Del cor le uscio, mi disse: "A che tentar, signora Modi perch'io non mora?" E poi a la mia bocca Giunse i vivi rubini e quasi isvenne, Se non ch'il guardo pregno Di lagrime e di duol fisso tenea Ne gl'occhi e nel mio volto. Ma tanto feci e tanto dissi alfine Che spinse la mia destra Sopra il candido seno, e allor m'avvidi Non esser com'io il mio de' pomi adoro. Ella smarrita, immota e di sì fuori, Viva, ma senza vita e senza moto, Cadavero vivere, Più non facea difesa.