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Verso i "maccheronici carmi" (XXII 120-132)
Verso i "maccheronici carmi" (XXII 120-132)
Opera: Baldus
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Verso i "maccheronici carmi" (XXII 120-132)
Baldus
pp. 509-510
Trraditur inde viro savio doctoque pedanto Merlinus puer, et versu prosaque peritus cum sociis multis ivit studiare Bolognam, et philosophastri baias sentire Peretti; unde comenzavit super illas torcere nasum, inque Petri Hispani chartis salcicia coxit. Ad macaronaeas potius se tradidit artes, in quibus a teneris ungis fuit ille Cocaio praeceptore datus pinguisque poeta dicatus. Dum Pomponazzus legit ergo Perettus, et omnis voltat Aristotelis magnos sotosora librazzos, carmina Merlinus secum macaronica pensat et giurat nihil hac festivius arte trovari.
Venne affidato di poi il fanciullin Merlino a un savio uomo dotto e pedante onde, già nel verso e nella prosa esperto, con altri molti garzoncelli, se ne andò a Bologna a compir gli studi e ad ascoltare le baie di quel filosofastro di Peretto. A quelle baie cominciò a torcere il naso Merlino, e a cocersi salsicce con le carte di Pietro Ispano. Ma alle arti maccheroniche per contro si gettò, in quelle in cui, l'unghie ancora tenerelle, l'aveva iniziato il suo precettor Cocaio e consacrato a farsi fecondo poeta. E, nel mentre che Peretto Pomponazzi va commentando nelle sue lezioni, e tutti volta e rivolta i grandi libracci di Aristotele, tra sé e sé medita Merlino maccheronici carmi, e giura che nella di più festevole v'è al mondo di quest'arte.