OMBRA Uscito dello 'nferno, Vegno al vostro cospetto, ombra infelice Del figliuolo innocente De' due fratelli arditi e scelerati, Canace e Macareo, che, appena nato, L'ira d'Eolo mio avo (O secoli inumani!) Diede mangiare a' cani. E pur è dio: ma al dio delle tempeste, Delle nebbie e de' venti, L'esser giusto e pietoso Forse non si conviene. Io di lui non mi doglio Né di sua crudeltade: Che in sì tenera etade, Che non sa d'esser viva Né pensa al suo morire, Del molto che io soffersi Poco potei sentire. Ma bene ho da dolermi E dorromi in eterno Dell'empia Citerea, Che vuol che la vendetta dell'offese Che Eolo fece ad Enea, Si rinnovi ne' nomi E nell'ombre meschine di coloro Che già mille anni e mille S'anciser disperati, Portando pena degli altrui peccati. O miseri mortali, Or pensate oggimai Quali son nello 'nferno Le Furie infernali, Dee d'odio e di dolore, Se su nel terzo cielo È tal, quando si adira, La madre dell'Amore. Dunque un'altra fiata Canace e Macareo, Due unichi gemelli D'Eolo e Deiopea, Dopo lunghi tormenti e lunghi affanni, Con le lor proprie mani Finiranno morendo Lor scelerati amori.