Canace (Ombra: vv. 1-45)

Opera: Canace

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Canace (Ombra: vv. 1-45)
Canace
pp. 463-468
OMBRA
Uscito dello 'nferno,
Vegno al vostro cospetto, ombra infelice
Del figliuolo innocente
De' due fratelli arditi e scelerati,
Canace e Macareo, che, appena nato,
L'ira d'Eolo mio avo
(O secoli inumani!)
Diede mangiare a' cani.
E pur è dio: ma al dio delle tempeste,
Delle nebbie e de' venti,
L'esser giusto e pietoso
Forse non si conviene.
Io di lui non mi doglio
Né di sua crudeltade:
Che in sì tenera etade,
Che non sa d'esser viva
Né pensa al suo morire,
Del molto che io soffersi
Poco potei sentire.
Ma bene ho da dolermi
E dorromi in eterno
Dell'empia Citerea,
Che vuol che la vendetta dell'offese
Che Eolo fece ad Enea,
Si rinnovi ne' nomi
E nell'ombre meschine di coloro
Che già mille anni e mille
S'anciser disperati,
Portando pena degli altrui peccati.
O miseri mortali,
Or pensate oggimai
Quali son nello 'nferno
Le Furie infernali,
Dee d'odio e di dolore,
Se su nel terzo cielo
È tal, quando si adira,
La madre dell'Amore.
Dunque un'altra fiata
Canace e Macareo,
Due unichi gemelli
D'Eolo e Deiopea,
Dopo lunghi tormenti e lunghi affanni,
Con le lor proprie mani
Finiranno morendo
Lor scelerati amori.

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