A Petrarca

Opera: Rime di Girolamo Ramusio

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A Petrarca
Rime di Girolamo Ramusio
p. 24.
Is tibi, nec nescis, mente est iunctissimus omni,
ut nulli cupiat deditus esse magis.
Summa quies quamvis mihi sit nunc astra colenti,
mi tamen est vatis maxima cura mei.
Non procul hinc locus est, sub aprici vertice montis,
in quo Petrarchae busta sepulta iacent;
nec procul inde domus sacrati sacra poetae.
quam circum Phoebus Pieridesque canunt.
Hic doctis laurus manibus planctata Petrarchae est,
in qua, nec falso, numen inesse putant.
Flaminium iubeas iuvenem huc, Donate, venire;
tecum aderit, summa te pietate colens.
Ipse chorymbiferam decerpe ex arbore ramum,
et fiat manibus pulcra corolla tuis.
At juvenis, nostrum cui pectore nomen inhaeret,
pronus Petrarchae dum colit ossa pii,
sit tecum, mox tu nostrum laudando poetam
doctum Phoebea contege fronde caput.
Hoc, Donate, oro efficias generose, precamur,
et dicas, fieri sic tua Catta iubet.
Anche se ora io riposo tra le stelle, nella più alta quiete,
la mia più grande cura resta sempre il mio poeta.
Non lontano da qui c'è un luogo, sul crinale di un monte soleggiato,
dove si trovano sepolti i resti di Petrarca.
E poco distante si erge la sacra casa del sacro poeta,
che Febo e le Muse cantano intorno.
Qui la pianta d’alloro, pianta cara ai dotti, ha pianto la morte di Petrarca,
e si crede – non senza ragione – che vi abiti una divinità.
Fa', o Donato, che il giovane Flamino venga fin qui;
verrà con te, venerandoti con somma devozione.
Cogli tu stesso un ramo fiorito da quell’albero carico di corimbi,
e con le tue mani intrecciane una bella corona.
E mentre il giovane, nel cui cuore vive il nostro nome,
si inchina devoto davanti alle ossa del pio Petrarca,
che stia accanto a te, e che tu, lodando il nostro poeta,
gli cinga il capo sapiente con la fronda di Apollo.
Questo ti prego di fare, generoso Donato, te ne supplichiamo:
e di dire che è stata la tua Catta a ordinare che così si faccia.

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Titolo: Rime di Girolamo Ramusio
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